sabato 18 novembre 2017

GLI UOMINI, QUESTI MOLESTATORI -di Bruno Storella-

 

Proprio in queste ultime settimane, più donne si sono fatte avanti per accusare l'ormai famigerato Weinstein, il produttore di Hollywood, di “cattiva condotta sessuale” avuta nel tempo nei loro riguardi. E con il passare dei giorni lo squallido elenco di uomini molestatori, stranieri ed anche italiani, del mondo del cinema, si va sempre più allungando. 

E' da sempre che la donna viene sottovalutata, a cominciare dal tempo in cui viveva il filosofo Talete, il quale diceva di essere riconoscente alla sorte per tre motivi: primo, “per essere uomo e non bestia”; secondo, “per essere greco e non barbaro”; terzo, “per essere uomo e non donna”. Quasi che il sesso femminile fosse al  pari dell'animalità e dell'essere barbaro. Ma anche Aristotele non è da meno, quando dice che “la donna è un maschio abortito”.

Ed a proposito dell'antico mondo greco, in quell'epoca esistevano due opposte considerazioni della donna, l'una presentata da Socrate e l'altra da Aristotele. Socrate ne offre una valutazione positiva delle donne fino ad ammettere che alcune di esse hanno saggezza superiore alla sua. Si dice, infatti, che il filosofo abbia appreso il cosiddetto metodo socratico proprio dall' “etère” Aspasia, poi divenuta moglie di Pericle, la quale padroneggiava con rara maestria la tecnica del discorso. Mentre Aristotele cade in una sorta di contraddizione perché commette l'errore di veicolare il femminile alla componente biologica del corpo e con questo all'incapacità di superare  la sensibilità di essere schiava della passione (da sempre considerata attributo squisitamente femminile). Accade così che tale ancoraggio della sensibilità alla sfera del corpo sia sempre stato considerato una debolezza rispetto alla forza trascendente dell'intelletto.

La donna paga, pertanto, una duplice esclusione: oltre quella originaria, anche un'altra derivata. La prima è avvenuta agli albori dell'occidente, con l'affermarsi del “Logos”. Nel processo che Derrida chiama “fallologocentrico”, infatti, viene tolta ogni centralità alla figura femminile così presente invece nelle civiltà arcaiche del Mediterraneo. La seconda è invece un'esclusione che ha reso la donna invisibile, per esempio, agli occhi dei filosofi, come oggetto di indagine.

E' sin dal mondo classico, quindi, che prende le mosse una linea di riflessione assolutamente ostile nei confronti delle donne (che poi sono la metà dell'intera umanità), che si snoda nell'arco dei secoli, arrivando sino al '900. E a condividere questa posizione sono atei, credenti, progressisti e conservatori dell'intero globo: insomma, anche se agli antipodi su molte questioni, gli uomini concordano tutti sull'inferiorità delle donne. Un misogino pensiero, dunque, che ha condizionato e condiziona, purtroppo, ancora oggi l'agire pratico, poiché l'elaborazione della subalternità femminile è andata di pari passo con la legittimazione della sopraffazione e della violenza maschile.

Violenza come lo stupro, per esempio, che fin dall'antichità è stato spesso nobilitato da una sua ragion d'essere: Tito Livio ed Erodoto, ma anche Aristotele, fanno risalire al rapimento di donne e al loro stupro l'origine e la caduta di interi popoli, dai Romani agli Ioni e ai Pelagi. Ci si mette anche Ovidio, il quale afferma nell'”Ars amatoria” che l'abuso sessuale appaga la donna che lo subisce, poiché è quello che a lei piace e che spesso vuole farlo anche contro la sua volontà. Per Tommaso d'Aquino, invece, la donna è uno strumento di procreazione utile per perpetuare la specie umana, così come anche per Rousseau la donna ha il compito di piacere all'uomo.

Per venire ai giorni nostri, in cui le più recenti statistiche diffuse dall'Onu riportano che una donna su tre (il 35%) è vittima di violenze sessuali. E tutto questo accade anche in quei Paesi dove si predica la parità di generi. Mentre, come si sa, quelli dell'ISIS praticano una vera e propria teologia dello stupro.

Non bisogna dimenticare, poi, che fino al 1981 esisteva qui da noi, in Italia, il delitto d'onore che in qualche modo giustificava il marito tradito che uccideva la moglie adultera. E soltanto nel 1996, sempre qui in Italia, lo stupro è stato considerato delitto contro la persona e non più contro la morale.

Ma perché questa tradizione misogina continua ad essere più che mai viva ed operante ancora oggi? Perché è alimentata dai cosiddetti “abiti mentali” -dice il filosofo americano Charles S.Peirce. Esistono, cioè, delle convinzioni che agiscono nell'ombra, dentro di noi, senza apparire, le quali non vengono manifestate, ma sono in grado di condizionare le situazioni reali, di alimentare credenze o regole d'azione capaci di determinare i nostri comportamenti. E questi sono gli “abiti mentali” che non abbiamo mai dismessi e che ancor oggi, purtroppo, l'uomo del terzo millennio continua a vestire, il quale, essendo privo di insegnamenti di “educazione sentimentale” (che dovrebbe ricevere sin da bambino), continua a permanere nel suo stato di “analfabeta emotivo”. 

Mi piace concludere con un significativo aforisma dedicato alle donne da una grande donna, Doris Lessing (Premio Nobel per la Letteratura nel 2007): “A volte non mi piacciono le donne, non mi piace nessuna di noi, perché siamo capaci di non pensare quando ci fa comodo...”.

17 novembre 2017 

Bruno Storella
          
 
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