giovedì 27 marzo 2008

Diossina negli alimenti. Altroconsumo: bene il ritiro cautelativo dal mercato

Diossina negli alimenti sulla tavola: problema non nuovo, e non solo italiano.  Il nostro ministero della Sanità il 3 giugno 1999, a seguito dello scandalo per contaminazione da diossina di mangimi animali in Belgio, vietò l’introduzione sul nostro territorio di animali vivi della specie suina e delle carni e prodotti a base di carne suina provenienti dal Belgio. Dispose anche il sequestro cautelare per il campionamento e la ricerca della diossina di tutti gli animali, le carni, e i prodotti introdotti sul nostro territorio a partire dal 15 gennaio 1999.


Nel marzo 2003 dodici aziende nel Casertano, coinvolti 5.720 capi tra bufale, bovini e caprini, furono poste sotto sequestro dalla magistratura per un’inchiesta sulla presenza di diossina nella produzione.
Avvenimenti che testimoniano due fatti: primo, il blocco cautelativo alle frontiere e il sequestro degli alimenti già sul mercato, quando vi siano sospetti di contaminazione e di pericolo per la salute sono misure necessarie e fondamentali per la tutela della salute dei consumatori, che avvengano in Giappone, in Corea, in Svizzera o in Italia. Secondo, il problema della contaminazione da diossina non nasce oggi, non è solo italiano e non è figlio – legittimo - dell’emergenza rifiuti di questi ultimi mesi.


Se il settore della produzione della mozzarella e del latte di bufala vuole essere tutelato da congetture o allarmismi, si giochi la carta della totale trasparenza, non solo verso le istituzioni europee, e i Paesi importatori, ma verso i consumatori e l’opinione pubblica: nomi e cognomi di chi ha infranto la legge consultabili sul sito del ministero della Salute; prodotti individuabili da ritirare dal mercato – e se si hanno a casa, da non consumare; campagna d’informazione non ispirata ai luoghi comuni del “mangiare italiano è buono e bello” ma che riporti i fatti e che restituisca credibilità a chi fa i controlli e investe per garantire la qualità e la salubrità dei prodotti.


Altroconsumo si chiede perché il sistema di allerta rapido europeo, il RASFF, non sia stato attivato dal nostro ministero della Salute nel momento in cui ha saputo dell’esistenza di prodotti contaminati. In questi casi l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare dovrebbe svolgere un’attività sistematica di comunicazione sui rischi alimentari.


 

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