sabato 5 aprile 2008

Sgarbi (Vittorio) alla città di Brindisi

In occasione dell’inaugurazione della mostra antologica di Marcello Avenali, tenutasi  sabato scorso nella nostra città, a Palazzo Nervegna, il noto critico d’arte, opinionista televisivo, politico e scrittore, Vittorio Sgarbi, intervenuto alla cerimonia, ha dichiarato : “Brindisi è una città che va scoperta, ecco perché sorprende e affascina. Io la preferisco proprio per questo a Lecce”, ha concluso l’importante personaggio, citando gli angoli a suo dire più caratteristici : San Giovanni al Sepolcro e la vista sul mare.


Non l’avesse mai detto! Traendo spunto da tali autorevoli affermazioni, alcuni esponenti della cultura brindisina si sono come risvegliati da un “sonno dogmatico” (volendo  parafrasare il “risveglio” del filosofo Kant ad opera di Hume) per lasciarsi andare ad  enfatiche dichiarazioni di entusiasmo sulle peculiarità artistiche della nostra città.   


Infatti, la Dott.ssa Maria Pia Pettinau (storica del tessile antico della moda) ha dichiarato (leggi Quotidiano del 2 aprile scorso) : “Sono d’accordo con le affermazioni di Sgarbi.  Brindisi va scoperta continuamente. I monumenti di Brindisi bisogna  andarli a cercare. La differenza fra Lecce e Brindisi sta proprio in questo : il barocco leccese si annuncia già dall’esterno. Un edificio simile lascia presagire già da fuori cosa si troverà all’interno, i suoi decori architettonici, i suoi fregi. I tesori di Brindisi, invece, bisogna cercarli, ecco perché la nostra città offre una maggiore possibilità di sorprese”.  


Anche il Prof. Ettore Catalano (ordinario di letteratura italiana all’università di Bari), riprendendo le dichiarazioni sgarbiane, ha affermato : “Preferisco da sempre Brindisi a Lecce, è più sorprendente” (v.Quotidiano del 3 aprile scorso).


Che il “mestiere” di Sgarbi sia quello di sorprendere sempre, con affermazioni contro corrente ed a volte anche apparentemente anticonformiste, fa parte del suo “personaggio”, divenuto  famoso al vasto pubblico televisivo proprio per la sua vis polemica su tutto e su tutti. Se a questo, poi, si aggiunge il probabile compenso ricevuto per aver voluto onorare la nostra città con la sua presenza, allora le sue lusinghiere dimostrazioni di affetto nei confronti della città che lo ha ospitato appaiono del tutto giustificabili.  


Sorprende, invece, che persone appartenenti alla intellighenzia brindisina, che ben conoscono le due realtà di Lecce e di Brindisi, si siano fatte influenzare dalle estemporanee dichiarazioni dell’illustre ospite. Anche se,  quando Sgarbi afferma che “preferisce Brindisi a Lecce”, per le sorprese delle sue bellezze artistiche nascoste, forse, non  voleva proprio dire che Brindisi è più bella di Lecce.


Porre a confronto, ovvero effettuare un paragone fra le città di Brindisi e Lecce, sotto l’aspetto delle bellezze artistico-monumentali, appare quanto mai inopportuno, dal momento che la città capoluogo del salento è notoriamente considerata la “Firenze del Barocco” (come la definì lo storico Gregorovius). Così come Brindisi, che ha altre peculiari caratteristiche storiche e paesaggistiche, può vantare di avere uno dei più bei porti naturali del mondo. Ecco perché un simile paragone significherebbe, come dire, fare degli “sgarbi” ad entrambe.        


Se poi si volesse stilare un mero elenco dei monumenti storico-artistici delle due città, forse è meglio lasciar perdere... Così come è meglio lasciar perdere, attualmente, il confronto culturale fra Lecce, dove i teatri vengono restaurati e riaperti al pubblico, e Brindisi, dove, invece, i teatri vengono adibiti a parcheggi per auto.    


Inoltre, sempre nel citato articolo del Quotidiano del 3 aprile scorso, viene riportata quest’altra  dichiarazione della Dott.ssa Pettinau : “Le persone di Brindisi sono più essenziali, non esiste l’esibizione di sé, non c’è l’ostentazione di inutili orpelli […]”.
                  
Affermazione, questa, il cui concetto appare di ardua comprensione. Ma, rispetto a chi “le persone di Brindisi sono più essenziali”? Forse, è stato fatto uno studio olistico, in ambito antropologico, sulle differenze culturali fra gruppi di brindisini e gruppi di  altre realtà geografiche, per cui ne è scaturito tale giudizio?  


Per quanto riguarda, poi, gli “inutili orpelli”, è da  ritenere che tale asserzione non sia riferita allo stile barocco, di cui Lecce vanta importanti testimonianze, considerato che  tale  arte, le cui origini risalgono al ‘600,  aveva il compito di toccare direttamente l’animo e i sentimenti della gente, motivo per cui era necessario che essa assumesse forme grandiose e monumentali.


Che i siti artistici di Brindisi possano rappresentare delle sorprese per i visitatori che li cercano e li scoprono, come una specie di caccia al tesoro, insomma, può anche essere interessante, come idea, come trovata. Con l’auspicio, però, che dette “sorprese” non siano anche quelle di trovarli chiusi o inagibili (è già accaduto più volte) o, peggio ancora, cadenti come la chiesa di San Paolo Eremita, per esempio (v.Quotidiano del 3 aprile scorso).


Non sarebbe male, però, rammentare infine la citazione di Democrito: “Le cose visibili sono uno spiraglio sull’invisibile”.                     


 Brindisi, 4 aprile 2008


Bruno Storella     

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