Brindisi corona il sogno…la serie A e’ sua - di Raffaele Mauro-

lunedì 9 giugno 2008

Brindisi, 9 giugno 2008.  Ci sono voluti 22 anni a Brindisi per ritornare nel basket d’elitè,  un sogno lungamente cullato da un intera città. C’erano intere generazioni di brindisini ieri nel palaPentassuglia, davanti al maxischermo posizionato in piazza della vittoria, nelle case davanti ai teleschermi, con l’orecchio incollato alla radio, perché in questa città il basket è più di uno sport è un credo, una religione, i ragazzi non giocano al calcio per strada, ma a basket, i giovani scrittori e registi brindisini trovano nel basket la fonte primaria d’ispirazione.

I miti le leggende di più generazioni s’intrecciavano con i ricordi dei più, dal mito della palestra Galiano, a via Ruta, dai pareggi con il Pozzuoli alla vittoria contro il Napoli, presente, passato, futuro di una città in piazza ad esaltare un identità….una storia.


Bisogna partire da questo per comprendere quanto è accaduto ieri in una città letteralmente impazzita di gioia, a partire dal primo cittadino che abbracciando il patron Massimo Ferrarese, artefice principale dell’impresa, ha voluto idealmente unire in questo abbraccio tutta una città prendendo con essa l’impegno di dotarla in tempi brevi di un impianto capace di accogliere i tanti tifosi di questa squadra.

Sottoscriviamo sig. Sindaco, ricordando, però, come tra l’altro ha fatto anche Lei, che questa vittoria non è stata frutto dell’improvvisazione o di un fortunato evento, ma di una programmazione di un impegno costante di tutta una dirigenza, dal presidente Corlianò al magazziniere di questa squadra che ha fortemente lavorato tra mille difficoltà per raggiungere questo obbiettivo, ci auguriamo che anche di altri settori della vita pubblica si possa dire altrettanto, e che questo risultato sia uno sprone per tutti.

Va dato atto a Massimo Ferrarese di essere riuscito a fare qualcosa quasi di unico in una città dove, purtroppo, vige la legge del contrastare del non far fare, di evitare che altri facciano, di essere riuscito a convincere i colossi dell’energia e tanti altri imprenditori a scommettere sulla squadra di Brindisi, a costruire un immagine affidabile di Brindisi sia pure limitatamente al basket, di questo non finiremo mai di ringraziarlo abbastanza.


Certo ci sono stati momenti drammatici nel corso della stagione, momenti in cui anche la fortuna ha giocato un ruolo determinante, vedi la quinta partita con il Latina, errori iniziali che hanno fatto correre il rischio di vedere vanificati tutti gli sforzi compiuti, e soprattutto una certa idiosincrasia ad accettare qualche critica ma l’importante era il raggiungimento dell’obbiettivo e quello è stato fatto.


Fondamentale il ruolo di Giovanni Perdichizzi, giunto a Brindisi in un momento in cui tutto sembrava perso, una squadra quasi allo sbando, un ambiente al limite della rottura, una sorta di mission impossibile, lui serafico, con il sorriso sempre sulle labbra è riuscito a ricompattare tutto, a resettare come ama dire spesso, puntando sul gruppo di uomini che aveva a sua disposizione dai quali è riuscito ad ottenere quello che ai più sembrava impossibile, fino all’ultimo incredibile successo contro Trapani, pur avendo dovuto rinunciare ad un giocatore insostituibile come Prelazzi, solo una squadra che crede ciecamente nel suo coach può compiere imprese simili.


E che dire del capitano di questa squadra, quel Daniele Parente che è sempre stato il cuore pulsante, la mente a volte il braccio di una squadra che non si è risparmiata mai che ci ha creduto sempre, quella palla rubata, a quel folletto imprendibile che risponde al nome di Davide Virgilio, a pochi secondi dalla fine, quella corsa felice con l pallone tra le mani è stato l’emblema di una stagione fantastica di un giocatore straordinario che entra di diritto insieme ai suoi compagni nel mito del basket Brindisino, in quella, per il momento virtuale, Hall of Fame della città del basket.


Hall of fame in cui entra di diritto un’altra persona straordinaria, rimarrà nel cuore e nella mente di tutti quello straordinario tiro che salvò Brindisi dal baratro contro Latina, ma anche Alejandro Muro, appollaiato sul canestro a tagliare la retina, gioendo con tutto un palasport.


Grazie ragazzi, grazie a tutti, a Picchio Feliciangeli che anche nel giorno più brutto della sua vita ha saputo trovare la forza di giocare una partita di basket e che si è sempre battuto come un leone in tutte le occasioni, a Tommy Plateo che si è saputo riciclare in un ruolo di grande difensore di combattente, lui che è stato sempre considerato come un killer, l’uomo che uccideva le partite, grazie a quel gran signore che si  dimostrato Ago Li Vecchi che richiamato da una società che lo aveva accantonato, si è fatto trovare pronto risultando determinante per il successo finale.


Grazie a Micio Cardinali, difensore tostissimo, gran combattente, ma quando è stato necessario si è proposto risolutore infallibile, grazie a Franco Prelazzi che a sempre risposto a tutte le critiche, a volte ingenerose, sul campo dove quando anche a sbagliato lo ha fatto per eccesso di generosità per quella voglia di strafare che caratterizza questo argentino un po’ guascone approdato in terra di Brindisi.

E grazie anche quei ragazzi catapultati in una realtà che non aveva la forza e la pazienza di aspettarli, Cardillo e Vetrone ma che quando sono stati chiamati a dare il loro contributo non si sono fatti tremare le gambe…  anzi nel momento del bisogno, quando serviva la loro freschezza e se vogliamo la loro incoscienza hanno detto presente.


Un grazie sentito anche a Mauro Santoro e Fancesc Mione, non dve essere stato facile allenarsi per un intera stagione, sapendo di non dover entrare mai o quasi in campo.


A,  se permettete un caloroso grazie anche a quei giocatori e tecnici che ci hanno fatto sognare lo scorso anno, tracciando un solco dove i nuovi arrivati hanno saputo inserirsi con sicurezza, mancò la fortuna non l’onore.


 
Raffaele Mauro

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