Cresce l’occupazione in Puglia: il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo di 31.545 unità.

giovedì 17 marzo 2016
Cresce l’occupazione in Puglia. Il tasso è salito al 43,3 per cento. Gli occupati sono un milione 171mila (nel 2014 erano un milione 144mila e il tasso si attestava al 42,1 per cento). E’ quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia su dati Istat.

Questi i tassi di occupazione regionali anno per anno: 45,1 per cento nel 2004; 44,4 l’anno dopo; 45,7 nel 2006; 46,6 negli anni 2007 e 2008; 44,9 nel 2009; 44,3 l’anno successivo; 44,7 nel 2011; 44,9 l’anno dopo; 42,3 nel 2013; 42,1 nel 2014, sino all’attuale 43,3. Nel 2015 sono stati stipulati 312.867 contratti di lavoro, di cui 120.572 a tempo indeterminato, 186.057 a termine e 6.238 in apprendistato. La dinamica dell’ultimo anno evidenzia la crescita di assunzioni a tempo indeterminato, grazie alla norma sull’esonero contributivo, contenuta in legge di Stabilità 2015 (legge 190 del 23 dicembre 2014), che ha favorito 73.777 assunzioni, di cui 11.685 solo nell’ultimo mese di dicembre.

Nel corso dell’intero anno, si sono registrate 21.103 trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e 3.046 consolidamenti di rapporti di apprendistato (nel 2014 le trasformazioni ed i consolidamenti si fermarono in tutto a 18.133). A beneficiarne sono stati soprattutto operai ed impiegati. Spicca il dato relativo alle assunzioni a tempo indeterminato che sono aumentate di 23.045 unità, pari al 23,6 per cento rispetto all’anno prima (97.527 nel 2014).

Sempre rispetto al 2014 in calo, invece, le assunzioni a termine (da 198.785 a 186.057) e quelle in apprendistato (da 8.753 a 6.238). In termini percentuali, le flessioni sono, rispettivamente, del 6,4 per cento e del 28,7 per cento.

Le cessazioni si sono fermate a 281.322, in calo del 7,3 per cento rispetto al 2014 (erano 303.556). Il saldo tra assunzioni e cessazioni, dunque, è positivo di 31.545 unità.
Tuttavia, la Puglia è lontana dalle perfomance di assunzioni a tempo indeterminato registrate in altre regioni e si piazza al penultimo posto in Italia.

Sopra la media nazionale (+46 per cento), spiccano Friuli Venezia Giulia (+109,7 per cento), Umbria (+83,4), Piemonte (+76,6), Marche (+74,7), Emilia Romagna (+68,8), Veneto (+65,4), Liguria (+63,9), Lazio (+62,9), Trentino Alto Adige (+60,5), Lombardia (+52), Valle D’Aosta (+51), Sardegna (+47,2) e Toscana (+46,4).

I risultati peggiori, al di sotto della media nazionale, si riscontrano nelle regioni del Mezzogiorno: Basilicata (+36,3), Abruzzo (+32,1), Campania (+29,4), Molise (+28,3), Calabria (+25,6) e Sicilia (+13,6).

«Dall’elaborazione del nostro Centro studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – si evince una ripresa dell’occupazione su scala nazionale. Eppure le performance della Puglia, così come quelle delle altre regioni meridionali, restano ben al di sotto della media nazionale: il Sud, grande assente dall’agenda del Governo, non sta avendo la spinta giusta per agganciare la ripresa.

È necessario poi valutare quanto di questo incremento occupazionale sia da attribuire agli sgravi contributivi. Tali benefici – prosegue Sgherza – se da un lato hanno contribuito a sbloccare il mercato del lavoro, dall’altro hanno provocato il crollo delle assunzioni in apprendistato, disincentivando l’utilizzo di un contratto fondamentale per la formazione di lavoratori adeguatamente competenti e formati. Ciò premesso – conclude il presidente –  per consolidare il positivo saldo occupazionale sul lungo periodo non possiamo prescindere da tutta una serie di sempre più urgenti azioni di sistema.  Occorre migliorare sostanzialmente la normativa fiscale, garantire un agevole accesso al credito, innescare la ripresa dei consumi interni. Bisogna, in altri termini, non solo incentivare le imprese ad assumere, ma metterle nelle condizioni di creare nuovi posti di lavoro » .























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