venerdì 15 aprile 2016

Un progetto di sistema per lo sviluppo di Torchiarolo

Il  vincolo dettato dal Piano Silletti, che prevedeva per Torchiarolo (dichiarato area Il completamente infetta), la eradicazione di tutte le piante insistenti nel raggio dei 100 metri da quella malata, ha rischiato di vedere irrimediabilmente raso al suolo l’intero territorio comunale, di conseguenza irrimediabilmente compromesso nei valori portanti della sua stessa storia.
 
-  Torchiarolo annovera, quali capisaldi del proprio sviluppo economico/sociale, i doni più preziosi resi gratuitamente, da madre natura; accanto alla agricoltura infatti, che resta l’asse portante da sempre ( Torchiarolo ha una superficie totale coltivata ad uliveti sull’intero territorio di circa 1.672 ettari; (un numero enorme, se si pensa che l’intera superficie del Comune è di circa 32 chilometri quadrati, pari a 3.200 ettari); dunque, più della metà del territorio è coltivato ad uliveti;  ben 900 aziende olivicole  che impiegano circa 1000 persone, a fronte di circa 5.500 abitanti complessivi del Comune;  circa 200.000 alberi di ulivo, di questi, almeno 2.000 sono ulivi monumentali, ossia plurisecolari; con 15 aziende agrituristiche sul territorio comunale; vi sono gli inestimabili doni della terra, del sole, del mare ingredienti straordinari capaci di promuovere turismo alla luce anche della presenza sul territorio non solo di ben sei località balneari che si estendono ben oltre 8 Km di costa (Torre San Gennaro, Presepe, Miramare, Cipolla, Lendinuso, Canuta), ma anche dell’area archeologica dell’antica Valesio, nonché degli itinerari turistico religiosi con in prima evidenza la via Francigena.
 
 Lo sviluppo del turismo che sta vivendo oggi il Salento è principalmente il frutto di una unicità che il nostro territorio può offrire in termini di  agricoltura, enogastronomia, storia, arte e paesaggio; non esiste infatti un Sito del Salento dove non ci siano tutti questi elementi che rendono il luogo dove viviamo, un punto di grande interesse ed attrazione a livello nazionale ed internazionale.  
 
Tutte queste considerazioni ci stimolano (soprattutto quelli che hanno funzioni istituzionali) ad assumere in tempo una posizione di Politica Territoriale capace di essere lungimirante per riportare al centro l’importanza della salvaguardia paesaggistica anche attraverso la tutela del patrimonio di ulivi, molti dei quali secolari.
 
La Xylella, si sa, è in grado di mutare radicalmente l’intero paesaggio e, di conseguenza, il patrimonio paesaggistico. Viviamo fortunatamente in un territorio, il nostro, che vanta una delle più alte concentrazioni di ulivi per metro quadro del Salento, ricco di acqua nel sottosuolo, facile da coltivare, da sempre vocato all'agricoltura.
 
Tutto ciò potrebbe essere messo a rischio se non riusciamo, non solo a dare una risposta a questa malattia, ma a dare risposte per ricreare un reddito agricolo che si è praticamente azzerato: con la globalizzazione e l’invasione di prodotti a basso prezzo, è infatti sempre più difficile continuare a coltivare gli ulivi che sono di fatto la nostra ricchezza ed il nostro patrimonio di identità territoriale.
 
Dobbiamo pertanto essere convinti che la soddisfazione economica dei produttori di olio debba essere il risultato di una sostenibilità dell’intero territorio che può essere raggiunta solo se iniziamo a fare tutti assieme RETE e a proporci ad un MERCATO che sarà sempre più ampio ed aperto e pertanto sempre più competitivo.
 
 In pratica dobbiamo pensare, ma soprattutto volere, non tanto e non solo oggi di ottenere dei contributi specifici per il rilancio del nostro sistema olivicolo, ma arricchire il nostro prodotto attraverso una precisa identità territoriale, dove l’olio diventa una componente importante per attrarre un turista sempre più attento non solo alla qualità, ma desideroso di vivere un’esperienza sensoriale ed emotiva di viaggio.
 
 Ecco perché fare Sistema fra agricoltura, turismo, arte e storia, diventa ormai l’unica soluzione per aumentare la nostra competitività olivicola.
 
Esistono molti esempi a cui riferirsi e l’Italia è ricca di prodotti che sono diventati tipici dei territori e dei territori sono diventati tipici dei
 
prodotti come ad esempio il Brunello di Montalcino, il Chianti Gallo Nero, il prosciutto di San Daniele ecc.
 
Il Salento, ma soprattutto noi di Torchiarolo, dobbiamo ed abbiamo la possibilità di cimentarci su un progetto ambizioso, ma allo stesso tempo  appassionante.
 
Il futuro dipende molto da scelte che riusciremo a fare proprio quest’anno e solo così potremo competere a livello nazionale ed internazionale facendo durare nel tempo il successo che sta vivendo in questi ultimi anni il Salento in particolare e molto meno Torchiarolo
 
Ci sono troppi elementi che hanno impoverito l’agricoltura per combatterli singolarmente, e non è neppure possibile contrastare interessi comunitari e di grandi lobby che non hanno nessuna “convenienza” a tutelare la qualità dell’olio.
 
Spesso si dice che la Spagna ha ormai una produzione doppia di quella italiana, ma non possiamo assolutamente paragonare i sapori del nostro olio con quello spagnolo e pertanto dobbiamo essere convinti ed essere capaci di valorizzare il nostro prodotto che è il frutto di un sistema antico che prevedeva la tutela e la crescita naturale delle piante di ulivo con sesti da 10x10 o addirittura 12x12 che permette di coltivare 80/100 piante per ettaro e non 1600/1800 come in Spagna.
 
 Basta valutare questa differenza sostanziale, per capire che il nostro olio non può essere  equiparato ai prezzi degli oli spagnoli.
 
 Non è neppure pensabile di non tutelare il nostro patrimonio paesaggistico con il reimpianto di  altre Cultivar che, se da un verso, garantiscono nel breve un maggiore ritorno economico, non garantiscono nel tempo la qualità, la salute e soprattutto possono sostituire il fascino del nostro Territorio attuale.
 
È ormai chiaro che l’esperienza spagnola ha dato conferma sull’obbiettivo quantitativo, ma non certamente sul risultato qualitativo ed organolettico dell’olio extra vergine. Va infatti messo in evidenza che per coltivare 1600 piante ad ettaro, l’impiego di prodotti chimici, sempre dannosi alla salute, diventa indispensabile !
 
Il Piano Olivicolo Nazionale, la legge Salva/olio Mongiello, il nuovo PUG sono tutti strumenti posti nelle nostre mani, ma che devono trovare in un progetto di Sistema una visione comune, capace di creare lo sviluppo economico che il nostro territorio si merita.
 
Da questo punto di vista, anche al di là degli strumenti di sostegno che saranno legati all’implementazione del nuovo Piano Olivicolo Nazionale  e del PSR regionale, intendo fortemente sollecitare le Autorità presenti e non solo , con questa riflessione, a uno sforzo ulteriore, in una direzione realmente nuova: quella dell’investimento immediato di risorse pubbliche in azioni di ricerca e di sperimentazione volte a rendere proprio il territorio di Torchiarolo un “laboratorio pubblico".
 
La Sostenibiltà della Attività agricola è di fatto l’unica soluzione, ecco perché quello che oggi ha riferito in particolare il Prof. Cristos è di fatto una base indispensabile per dare risposte ad un progetto che potrebbe vedere tutto il nostro Territorio un sito di eccellenza, tutto o quasi coltivato secondo le Buone Pratiche e di fatto BIO.
 
La natura ritorna sempre di più di quello che diamo, se viene rispettata e questo è il vero significato della giornata di oggi !.
 
 
 















TAG: torchiarolo,
Si svolgerà mercoledì 28 settembre, alle ore 18.00, nella Sala di Rappresentanza di Palazzo di ...

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