mercoledì 11 maggio 2016

Inquinamento industriale. Forum ambiente, salute e sviluppo: conoscere per limitare i danni sulla qualita' e durata della vita

 Inquinamento industriale. Forum ambiente, salute e sviluppo: conoscere per limitare i danni sulla qualita' e durata della vita
            
 
Il polo industriale di Brindisi ha una storia quasi settantennale ed è stata oggetto di molti studi storici ed economici. Accanto a  un indubbio benessere che ha interessato buona parte della popolazione  brindisina,  o dell'intero Salento, l'industrializzazione chimica ed energetica già negli anni '90 fece registrare gravi effetti sulle condizioni di salute nella città e nell'area a rischio: i dati di mortalità all'epoca pubblicati e relativi agli anni '80-87 mostravano a Brindisi valori di mortalità generale  per diverse cause, in specie tumorali, più elevati della media nazionale.  
 
Alla fine degli anni '90 con la legislazione sui Siti di Interesse Nazionale (SIN), il Comune di Brindisi fu oggetto di indagini ambientali, le "caratterizzazioni", che misero in evidenza l'esistenza di un gravissimo inquinamento del suolo tuttora non bonificato. Sostanze tossiche e cancerogene sono state rinvenute in quantità pericolose per la salute nel suolo e nel sottosuolo.
 
E' ragionevole pensare che tali sostanze siano entrate nel ciclo alimentare e soprattutto negli organismi di chi  in quegli stabilimenti ha lavorato per tanti anni. Il petrolchimico agli inizi degli anni 2000 fu anche oggetto di una indagine penale e furono svolte alcune consulenze tecniche e mediche, ma non furono appurate responsabilità penali a differenza di quanto avvenuto invece in altre sedi dove esistono analoghe produzioni (Porto Marghera e Mantova). 
 
Ma oltre alle iniziative giudiziarie, in altre aree industriali simili a quella brindisina sono state condotte attività di ricerca sulle condizioni di salute delle popolazioni lavorative ed in quelle comunque esposte , in ragione della loro residenza prossima al polo industriale. E' il caso di Porto Marghera dove i lavoratori del locale petrolchimico sono stati studiati da alcuni ricercatori e sono stati rinvenuti, tra gli esposti al CVM, 80 decessi in più del previsto. Anche a Mantova la locale ASL ha rinvenuto all'interno del SIN una maggiore frequenza di malformazioni neonatali. A Manfredonia, per iniziativa del Sindaco, la coorte dei lavoratori esposti all'incidente del 1976 è oggetto, proprio in questi mesi, di un aggiornamento epidemiologico da parte di un gruppo di ricercatori appositamente incaricato
 
A Brindisi l'aggiornamento dello stato in vita dei lavoratori del petrolchimico è stato richiesto negli anni passati più volte alle autorità sanitarie, in particolare alla Regione, da cittadini parenti di vittime ed associazioni, ma quelle istanze non hanno avuto finora  alcun esito.
 
Si ha motivo di ritenere che il prezzo del benessere di quegli anni a Brindisi sia stato pagato da molti lavoratori  anche con l'accorciamento della loro speranza di vita. E’ perciò doveroso conoscere la verità  per  non ripetere gli errori del passato.
 
Ma vi è un'altra ragione molto più attuale e cogente per riaccendere i riflettori su quanti lavorarono nel polo industriale di Brindisi: quella di fornire loro un'assistenza sanitaria prevalentemente di tipo preventivo che consentirebbe la diagnosi precoce di patologie prevedibili e prevenibili in base alle esposizioni lavorative a cui furono destinati. Attenzioni ed  assistenza privilegiata  che in tempi di ticket e di ristrettezze in ambito sanitario potrebbero davvero consentire di salvare molte vite umane.
 
Per questo riteniamo che quanti  in questa comunità sono investiti di responsabilità istituzionali - o aspirano ad assumerle sul versante amministrativo col prossimo appuntamento elettorale - debbano far proprio l'impegno di mettere all'ordine del giorno, indagandola nei suoi aspetti umani e sanitari, una realtà lavorativa che richiede ben altra attenzione.
 
 
 
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