venerdì 17 giugno 2016

Inquinamento e declino socio-economico di Brindisi. Forum: banco di prova di ogni politica

Il processo per la dispersione di polveri di carbone nelle campagne intorno alla centrale di Cerano è tornato alla ribalta delle cronache per la richiesta del Pubblico Ministero della condanna degli imputati, dirigenti e titolari di imprese impegnate nel trasporto del carbone. 

Di là dagli esiti giudiziari  della specifica vicenda, la notizia ripropone la questione sociale  del rapporto della cittadinanza di Brindisi e di altri comuni limitrofi con la mega centrale a carbone e le altre attività industriali ad alto rischio. Attività che da oltre 50 anni  si svolgono  in quello che è stato individuato come Sito di interesse nazionale per le bonifiche.

Di bonifiche, tuttavia, non si ha notizia. Al contrario continuano ad essere emesse ordinanze di divieto riguardanti i terreni rientranti nel sito, l'ultima relativa all'emunzione di acqua dai pozzi perché inquinati, e continuano ad essere stanziati fondi per studiare il grado di inquinamento, peraltro già noto. Si fa, dunque, di tutto, tranne che asportare gli strati di  terreno inquinati o implementare altre forme di rimedio che sono particolarmente urgenti, soprattutto in aree come la discarica abusiva di Micorosa. Se da un lato sono evidenti i problemi della mancata bonifica, dall’altro, permane il pericolo che la centrale Brindisi Nord, praticamente all'interno della città, sia trasformata in un inceneritore di rifiuti. Pericolo per nulla scongiurato, considerate le dichiarazioni di alcuni candidati sindaci nel corso dell’ormai conclusa campagna  elettorale amministrativa .

Sono numerosi ormai gli studi che evidenziano un impatto sulla salute dei brindisini delle attività industriali vicine alla città. Hanno destato e continuano a destare preoccupazione dati, mai smentiti, riguardanti le malformazioni neonatali,  i ricoveri ospedalieri ed i decessi in aumento in concomitanza di innalzamenti delle concentrazioni di alcuni inquinanti e di  venti provenienti dalla zona industriale. Sono state pubblicate anche valutazioni di danno sanitario dall'ARPA, in base ai tossici emessi, e dal CNR sulla base dell’inquinamento primario e secondario collegato alle emissioni della centrale e dei decessi che si registrano nella penisola salentina. Quest'ultimo studio, oggetto di approfondimenti da parte di Commissioni  e di interrogazioni parlamentari, ha stimato da 7 a 44 decessi in più per tutte le cause ogni anno che si registrano  in tutta l'area salentina per il particolato primario e secondario della sola Centrale di Cerano. 

Per quanto manchino, invece, analisi sugli effetti ambientali e sanitari delle continue sfiammate delle torce del petrolchimico ( non avendo ASL ed ARPA ritenuto finora di  condurre tali accertamenti),  ci aspettiamo che l’immissione in atmosfera di benzene ed altre sostanze inquinanti  prodotte   della combustione che avviene in torcia provochino  effetti sanitari sulla popolazione brindisina, analogamente a quanto si registra in tutto il mondo  in simili situazioni.

Sempre in tema di studi epidemiologici, tarda a conoscersi l'esito dello studio di coorte avviato dalla Regione Puglia ed affidato al dott. Forastiere del dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio mentre il registro tumori della ASL di Brindisi è fermo al 2008   quello di  Taranto è stato aggiornato fino al 2011. Sul piano giudiziario poi, nulla si sa delle denuncia di otto casi di cittadini ammalati di tumori del sangue e abitanti in aree adiacenti  alla zona  industriale. Tutto quindi lascia pensare che siamo di fronte ad un rapporto   irrisolto tra città ed industrie insalubri, giocato  talvolta  sul ricatto occupazione e talaltra  sulla politica del fatto compiuto. Un rapporto che non stimola il fattivo coinvolgimento di agenzie di ricerca locali scevre da conflitti di interessi e che si esaurisce in sponsorizzazioni  ed altre  cortine fumogene.

Un rapporto che  trascura  l’esigenza  di studiare le negative   ricadute economiche e sociali di decenni di industrializzazione eterodiretta della città di Brindisi  per comprendere le ragioni del suo declino sia  sul piano demografico ed occupazionale e sia, più largamente sul versante democratico e culturale. Una politica locale  che non comprenda la centralità di questo problema si condanna al fallimento  prima ancor di avviare il suo lavoro. 
 
                                                                        
 
 
 
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