Impianto di compostaggio di Erchie. Il prof. Gianni Zorzi riprende le osservazioni del prof. Francesco Magno

venerdì 12 agosto 2016
Il prof. Gianni Zorzi riprende le osservazioni del prof. Francesco Magno

Leggo sulla stampa locale di data 5/7/2016 una circostanziata analisi prodotta dal prof. Francesco Magno in merito all’impianto di compostaggio autorizzato dalla provincia di Brindisi nel comune di Erchie. Un progetto che ha seguito la procedura oggi necessaria per poter esercitare l’attività prefigurata dalla società Heracle (L'Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA, di data 10/02/2015).

Tale progetto è mirato al trattamento biologico della frazione organica dei rifiuti domestici, raccolta in maniera differenziata e prevede la combinazione di una digestione anaerobica in assenza di aria seguita da una fase di compostaggio. Non si tratta, pertanto, di smaltimento per disfarsi, come un tempo, dei rifiuti bensì di una forma ormai consolidata, in Italia e all’estero, di recupero e valorizzazione della frazione più problematica, quella umida. E’ sufficiente, infatti, considerare che l’impianto genera due prodotti:

- energia rinnovabile, che permette di non intaccare le risorse naturali (petrolio, carbone, gas metano), corrispondendo alle linee di indirizzo del mondo intero

- un fertilizzante prezioso per il contesto agricolo locale, capace di restituire la fertilità ai
terreni, ormai ridotta al lumicino (la desertificazione è in atto).

La soluzione prospettata è una valida risposta anche in un’ottica ambientale, per il ridotto impatto che determina, rispetto ad altre soluzioni di gestione dei rifiuti (discarica, inceneritore), e per la capacità di ridurre le emissioni in atmosfera di anidride carbonica, gas serra responsabile, con altri, dei cambiamenti climatici ormai a tutti arcinoti.

Il prof. Magno, nelle premesse, ritiene urgente e indifferibile la presenza di centri organizzati di compostaggio per far fronte alla carenza ormai cronica di strutture idonee a ricevere quanto il cittadino quotidianamente separa nel contenitore marrone con grande senso civico. La capacità impiantistica autorizzata per il territorio pugliese è complessivamente di 563.000 ton/anno mentre gli impianti previsti intercettano virtualmente 470.000 ton. Le verifiche analitiche, anche attraverso i MUD, sul complesso delle tipologie di rifiuti biodegradabili (FORSU, fanghi di depurazione civili, scarti agroalimentari) indicano una produzione annua più che doppia. Da non trascurare l’importazione da fuori regione e la situazione operativa attuale evidenziante una parziale attività degli impianti dedicata a frazioni che non sono FORSU, bensì altre matrici organiche provenienti dalla depurazione delle acque e dall’agroindustria. Questo fatto è legittimato dalla constatazione che la FORSU è in un regime di libero mercato. Tra l’altro registriamo che la realizzazione degli impianti pubblici accusa preoccupanti ritardi.

Il prof. Magno sostiene, peraltro: valutazione positiva ma a condizioni di….“Occorre generare una situazione meno impattante possibile (da lui definita “impronta ambientale”), introducendo presidi idonei alla tutela delle aree sottese, con massima attenzione alla salvaguardia della popolazione, dell’aria, dell’acqua e degli ecosistemi in generale.

Questa esigenza, rimarcata in più passaggi dell’articolo del prof. Magno ha generato un 
dibattito costruttivo all’interno di Heracle sfociato in una disponibilità conclamata di arricchire il sistema attuale di mezzi e metodiche modernissime di rilievo degli impatti, con possibilità certa di individuare le fonti potenziali di molestie olfattive. Il protocollo attinente il sistema di monitoraggio delle emissioni stabilisce le cadenze, le procedure, gli strumenti per rilevare la consistenza del disturbo, con ritorno di informazione alla cittadinanza. Questo modello è ampiamente e positivamente collaudato nell’impianto di Trento.

Ad Esempio:
- Naso Elettronico, un mezzo ampiamente utilizzato dal sottoscritto in casi analoghi che ha saputo riconoscere con certezza fonti odorigene ritenute responsabili di importanti impatti sul territorio., numero di eventi registrati e durata della percezione.

- Monitoraggio mediante olfattometria dinamica ampiamente prevista nelle normative italiane e straniere più avanzate del settore ed imposto dall’atto autorizzativo (max 300 U.O./mc). Sono proprio gli esaminatori, analogamente ai sommelier per il vino, che fungono da “sensori” e registrano le risposte, poi rese pubbliche.

Rispetto ad un successivo rilievo espresso dal prof. Magno: “il solo scrubber di monte rispetto alle due grandi biocelle, appare insufficiente per mitigare gli odori”, vi è da osservare che lo scrubber ha la funzione di abbattere le polveri, abbassare la temperatura dell’aria e allontanare le sostanze odorigenee ma è stato inserito a valle un biofiltro che ha un’efficienza superiore a 98%. D’altro canto i limiti di emissione imposti per i parametri Ammoniaca, Carbonio Organico totale, Idrogeno solforato e per le Unità Olfattometriche sono talmente bassi che necessariamente il complesso dei presidi ambientali deve assicurare elevatissima efficacia ed efficienza.

CONCLUSIONI
Le considerazioni espresse fanno sostenere che esistono larghi margini di condivisione con quanto indicato dal prof. Francesco Magno: Ritengo, inoltre, che la griglia imposta dall’amministrazione pubblica nell’atto autorizzativo unitamente alla disponibilità dichiarata di HERACLE a “fare bene le cose”, possa costituire una sorta di “sentinella” credibile e inappuntabile per la salvaguardia del territorio e della comunità.

La risposta estesa del professor Zorzi è pubblicata sul sito internet CLICCA QUI
 

Prof. Gianni Zorzi, Già Direttore del Dipartimento Ambiente del Centro di Ricerca e Sperimentazione della Fondazione Edmund Mach e responsabile dell’Unità Operativa Riciclaggio di biomasse e fertilità dei suoli di San Michele all’Adige (TN)

Trento, 12 agosto 2016
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