lunedì 12 settembre 2016

IL TEATRO “Verdi” di BRINDISI (Il teatro è la politica che i nostri politici non sanno capire)

Si legge su alcuni organi di stampa di questi giorni che la nuova stagione teatrale (2016-2017) del “Verdi” di Brindisi rischia di saltare: l'unico contributo, quello del Comune, di 150 mila euro, non sarebbe sufficiente neanche per far fronte alle spese del personale che superano i 200 mila euro.

Già da qualche tempo stiamo assistendo ad una regressione culturale che ha colpito, oltre il cinema, anche la televisione: i vari reality che occupano quasi la maggior parte del palinsesto televisivo attirano sempre più l'attenzione di giovani e non, ma non per il livello culturale degli stessi, in verità molto basso, ma più gravemente per la loro facilità di intrattenimento, producendo, di conseguenza, nelle menti di quel pubblico un po' sprovveduto, che purtroppo è assai vasto, una certa indifferenza verso temi di ben altro spessore culturale e quindi più utili ai fini di una sempre maggiore crescita culturale.

Ecco, allora, che quando si parla di cultura che, bisogna dirlo, è sempre stata alquanto marginale nella politica della nostra città, non si può non parlare anche del teatro “Verdi”. Non è la cultura, infatti, il punto di partenza di una democrazia? Ovvero, potrebbe esistere una democrazia senza cultura? Nell'antica Grecia il teatro era uno strumento di democrazia: non è un caso, appunto, che la democrazia sia nata nello stesso luogo dove è nato il teatro.

Teatro e politica sono stati sempre legati. I Greci consideravano il teatro non solo come una semplice occasione di divertimento e di evasione quotidiana, ma anche come un luogo dove la polis si riuniva per celebrare antiche storie del mito, patrimonio comune della cittadinanza. Lo spettatore greco si recava a teatro per imparare precetti religiosi, per riflettere sul mistero dell'esistenza, per rafforzare il senso della comunità civica. L'evento teatrale aveva dunque la valenza di un'attività anche morale.

Ed è proprio per questo suo carattere collettivo che il teatro ha assunto da subito la funzione di cassa di risonanza per le idee, i problemi e la vita politica culturale di un popolo. Se è vero, infatti, che la tragedia parla di un passato mitico, è anche vero che il mito diventa metafora dei problemi profondi della società che, trasportata in epoca moderna, mostra come il palco del teatro sia sempre stato (e continua ad essere) la rappresentazione metaforica del Palazzo nel quale agiscono e si contrappongono le maschere del Potere e le maschere di chi al Potere tenta di resistere.

Qualcuno dirà: ma cos'è il teatro? A cosa serve? Domande apparentemente banali, ma in realtà significative. C'è il teatro che offre allo spettatore accorto emozioni, stupori e divertimento: il che non è cosa da poco, considerati i tempi cupi che stiamo vivendo. C'è poi il teatro finalizzato alla conservazione della memoria (un popolo che non ha memoria, non ha futuro). Ancora, c'è il teatro civile e quello incivile, rispettivamente, il primo, per i cittadini-spettatori che vogliono arricchire il proprio senso civico ed il secondo per quei cittadini-spettatori che vogliono restare nella loro grassa ignoranza (quelli, per intenderci, che compiono atti di vandalismo, imbrattando le strutture del teatro della nostra città). 

C'è poi il teatro che pesca nella cronaca per lanciare messaggi sociali ed infine c'è il teatro che, al di là, della cronaca e della storia, si pone il problema di durare nel tempo. E qual è questo teatro duraturo nel tempo? Quello inteso come ricerca della verità politica e sociale, con riflessioni puntuali su opere letterarie scritte da autentici giganti della nostra cultura, quali, per esempio: Machiavelli (teatro oltre il teatro) o Pirandello (teatro nel teatro) o Edoardo (la realtà dietro al teatro) o riferendosi alla Commedia dell'Arte (teatro in piazza). 

In sintesi, una riflessione sul teatro come rappresentazione della verità, con particolare riferimento, per esempio, anche alla follìa, intesa come possibilità concreta di dirla la verità (ved. Pirandello con “Enrico IV” e “Il berretto a sonagli”).

Quel teatro, insomma, che parla il linguaggio della realtà e che va alla ricerca della verità (o delle verità). Che si pone come obiettivo quello di rifare il mondo, nel senso che, date particolari situazioni sociali, politiche e culturali, il teatro diventa uno strumento valido d'impegno sociale, di denuncia e di critica di tutte le forme di potere. Ma, a pensarci bene, però, forse è proprio tutto ciò che rappresenta il teatro a preoccupare non poco i governanti. Avere dei cittadini “istruiti” potrebbe essere pericoloso.

Inoltre, nel constatare una certa insensibilità dei nostri politici verso i problemi del teatro, sembrerebbe che gli stessi pensino che il teatro non serva a niente. Ciò, dovuto, forse, alla loro scarsa frequentazione con il teatro, salvo quelle volte in cui si sentono costretti ad andarci, naturalmente a sbafo, per aver ricevuto il biglietto omaggio. Ci saranno, poi, anche quelli che penseranno che il teatro è quel luogo dove si fanno sempre le stesse cose. Ma anche il sesso più o meno è sempre uguale, così come lo è anche o un piatto di “stacchioddi” (orecchiette, per chi non è indigeno). Eppure ci piacciono ugualmente sia l'uno che l'altro.

In un momento come questo, di particolare sfiducia generale nella politica -comprensibile perché motivata da mille ragioni- sarebbe il caso, comunque, che la cultura nelle nostra città fosse considerata prioritaria, in considerazione, peraltro, anche del fatto che ogni forma di investimento culturale comporta una serie di ricadute positive anche di natura socio-economica sull'intera collettività.

Per concludere: che miracoli non se ne possano fare, considerate le esigue risorse finanziarie delle casse comunali, lo si può anche comprendere, ma l'impegno e la volontà di far continuare a vivere il teatro “Verdi” da parte della civica amministrazione di Brindisi non può mancare. E' quanto mai necessario per riportare la nostra città ai livelli che le spettano, anche come capoluogo di provincia. Non basta dir(ci) addosso, tra noi stessi, continuamente: “ma quanto è bella la nostra Brindisi!”. Non basta. “Non andare a teatro è come fare toeletta senza specchio”, dice Shopenhauer, mentre chi scrive, più modestamente, pensa che il teatro sia un luogo dove tutto è finto, ma niente è falso. O..., forse, sto confondendo il teatro con il Palazzo?

Bruno Storella
 Il 21 ottobre 2021 alle ore 11:00 presso la sede della BANCA DI CREDITO COOPERATIVO di Ostuni (BR) al via la ...

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