domenica 13 novembre 2016

Ostuni Capitale italiana della Cultura 2018. Il discorso dell'assessore ai lavori pubblici di Ostuni prof. Ing. Emanuele Giaccari

Ostuni Capitale italiana della Cultura 2018. Il discorso dell'assessore ai lavori pubblici di Ostuni prof. Ing. Emanuele Giaccari

Capire i motivi che hanno portato a selezionare Ostuni tra le 21 città da cui designare la Capitale italiana delle Cultura, da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo non è poi così difficile visitando la città bianca e le sue campagne. Il patrimonio artistico che offre Ostuni è senza alcun dubbio di elevatissimo spessore culturale e paesaggistico.  Ostuni si presenta al mondo come una città straordinaria.

Il cuore pulsante è senz’altro il centro storico, con i suoi palazzi, i suoi portali ed archi, le sue chiese, le costruzioni in pietra, le sue viuzze, i torrioni, le sue piazzette e i terrazzi panoramici. Nell’antico borgo di case in pietra imbiancate a calce, fra chiese, monasteri e palazzi arricchiti con fregi nobiliari, i cortili nascosti e il dedalo di viuzze lastricate si respira ancora l'atmosfera di un tempo.

Passeggiare per il borgo antico di Ostuni da via Cattedrale a via Trinchera e ai vicolo (Villari, Giovanni Tamborrino, Alfonso Giovine, Clemente Leonardo), passando dal Museo delle Civiltà preclassiche presso le Monacelle e la chiesa di san Vito Martire, al Monastero di san Pietro, delle ex suore benedettine, sino ad arrivare alla Concattedrale di Santa Maria Assunta e il Palazzo Vescovile nonché dalla Biblioteca Pubblica Diocesana è l’itinerario ideale per scoprire la pittoresca città bianca. 

Il centro storico di Ostuni continua a stupire i suoi turisti grazie ai suoi colori alle forme delle stradine e delle costruzioni in pietra calcarea e alle dimensioni a misura d’uomo e alla bellezza nascosta in ogni suo angolo. Il paesaggio di Ostuni riempie lo sguardo di una magia senza tempo, regala immagini ed emozioni da sogno. 

Ma la differenza con le altre 20 degne rivali sta nella completezza dell’offerta paesaggistica ed ambientale, al turista o visitatore.  Infatti la peculiarità di Ostuni non è da ricercare solo nelle opere dell’uomo, ma anche nelle bellezze e varietà del suo territorio: dal mare alla collina, dalle piane marine ai rilievi carsici di piattaforma, solcati da lame di erosione attuale sede di deflussi superficiali di eventi di pioggia eccezionali. 

Se il centro storico dovesse stancare ecco infatti che Ostuni offre la variegata morfologia costiera delle spiagge di Lido Morelli, Pilone, Rosamarina del parco delle Dune nonché delle coste rocciose di Lamaforca, Costa Merlata, Gorgognolo Cariscola e le dune fossili tra Monticelli e Rosamarina  oltre ad una verdissima via dei colli dove godere di romantici panorami che si estendono della piana degli olivi, sino all’azzurro mare delle marine di Ostuni, nonché, a sud, dalle campagne della valle d’itria sino agli altri borghi di Casalini, Ceglie e Martina Franca. E’ dei paesaggi dell’agro di Ostuni infatti che intendo evidenziare le peculiarità, in qualità di assessore delegato alle contrade.

La pietra, come l'ulivo, è parte integrante del paesaggio di Ostuni: una pietra colorata, bianca o rossiccia, accatastata in muretti a secco che delimitano le proprietà o composta in semplici pietraie o in vecchie costruzioni ora diroccate;  Vecchie pietre erose dall’acqua e dal sole, un tempo forse depositi per attrezzi o piccoli trulli ormai cumuli di macerie, abitazioni temporanee nei periodi di raccolto. 

La campagna di Ostuni è rimasta immutata per lunghi periodi storici, ed immutate sono state le tecniche di lavorazione che hanno determinato il mantenersi costante delle condizioni socio-produttive, rallentando l'evolversi di nuove forme di cultura e quindi di nuove caratteristiche architettoniche. 

Ostuni è situata nel cuore della Puglia, in Valle d'Itria, caratterizzata, dal punto di vista geomorfologico, non da un unico avvallamento ma dall’alternarsi di avvallamenti e poggi, depressioni vallive, valli carsiche, ondulazioni poco elevate, rocce aspre, addolcite dalle terre rosse (il Bolo prodotto di disgregamento calcareo), grotte, gravi e doline ed idrografia superficiale a lame, Sapping Valley, canion  e gravine.

In un continuo svoltare e altalenare, superando rilievi e pendii, traguardando boschi, vigneti, orti, pascoli, alberi da frutta e campi dorati di spighe, appaiono, come case di favole, i trulli. Spuntano dal terreno come isole di pietra, in parte bianchi di calce e bruni di licheni. Alcuni isolati, altri aggruppati come fratellini per mano a due, a tre, a quattro e ancora di più. Ovunque muretti a secco allineati sui fianchi dei rilievi per raccogliere e reggere un po’ del terreno strappato a tanto calcare.

E’ evidente che associare il trullo, uno tra i più affascinati esempi di architettura spontanea, prodotto dell’operoso lavoro di costruzione con roccia carbonatica modellata dal carsismo del contadino pugliese, alle peculiarità gemorfologiche della valle d’Itria permette quell’appagante visione di un paesaggio sincrono ed armonico.  I trulli circondati da vigneti e uliveti a perdita d’occhio, i campi delimitati dai muretti a secco, creano uno dei paesaggi più belli a cavallo delle tre provincie di Bari, Brindisi e Taranto. Si tratta di costruzioni straordinariamente semplici, coniche, realizzate a secco, esempio di una universale affascinante architettura spontanea, con qualità antisismiche e di bioedilizia passiva. Esempio ancestrale di costruzione a moduli.

La costruzione a trullo, tramandata dai contadini oramai da secoli, è caratterizzata da un forte legame con il luogo che si manifesta non solo con il ricorso a forme semplici e materie prime autoctone ma anche con l’ adozione di espedienti costruttivi finalizzati al necessario controllo delle condizioni climatico-ambientali (temperatura, irraggiamento solare, vento, precipitazioni atmosferiche). 

Per scoprire la città bianca gli organizzatori  proporranno percorsi tematici tra quelli già individuati, che guideranno il visitatore in diverse epoche storiche, e il turista esperto in diversi ambienti geologici e su peculiari geositi . Non c’è sfida che non possa essere affrontata senza riprogettare spazi e senza attivare i processi economici del territorio. 

Si presenterà come una città attrattiva, vivace, capace di costruire progetti innovativi, capace di lavorare sul futuro rigenerando il territorio, i suoi monumenti ed il suo paesaggio dandogli nuove funzioni attrattive. 

Se ricordiamo che il conferimento del titolo “Capitale Italiana della Cultura”, in linea con l’Azione UE “Capitale Europea della Cultura 2007-2019”, ha l’obiettivo del miglioramento dell’offerta culturale; il rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, nonché dello sviluppo della partecipazione pubblica; l’incremento dell’attrattività turistica; l’utilizzo delle nuove tecnologie; la promozione dell’innovazione e dell’imprenditorialità nei settori culturali e creativi; il conseguimento di risultati sostenibili nell’ambito dell’innovazione culturale, non vedo quale altra migliore occasione possa esserci per Ostuni per evidenziare e valorizzare le sue peculiarità storiche e paesaggistiche così come sinora descritte dai relatori.

Per Ostuni è senz’altro una occasione da non perdere per dare finalmente un forte impulso a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa della città nel campo della cultura, 
In accordo con lo spirito con cui è nata l’iniziativa, per il periodo di un anno, Ostuni potrà avere la possibilità di mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. Così  come proposta Ostuni avrà, tra gli obiettivi, quello di "valorizzare i beni culturali e paesaggistici" e di "migliorare i servizi rivolti ai turisti".

E’ una occasione in cui si potrà recepire in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo.
   

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