giovedì 9 febbraio 2017

10 febbraio - ”giorno del ricordo”. Mevoli: e’ Sacro dovere di ogni italiano ricordare tutte le tragedie che hanno attraversato la nostra Nazione.

10 febbraio - ”giorno del ricordo”. Mevoli: e’ Sacro dovere di ogni italiano ricordare tutte le tragedie che hanno attraversato la nostra Nazione. - “E noi siamo ancora qui, per ricordare, e noi siamo ancora qui, per chi vuol dimenticare….” (Io non scordo, autore Marcello DE ANGELIS, gruppo musicale 270 BIS, canzone della Gioventù Identitaria )

Il Coordinatore Provinciale  di Azione Nazionale, Cesare Mevoli, in occasione dell'approssimarsi del 10 febbraio, “giorno del ricordo",  da qualche  anno istituito  con Legge dello Stato, quale momento di attenzione alla tragedia che imperversò dal 1943 al 1947 sul confine orientale, - con stragi e violenze inaudite a danno dei nostri connazionali istriani, giuliani e dalmati, violentati, torturati, e eliminati in una aberrante operazione di pulizia etnica nelle tristemente famose FOIBE - , sottolinea quanto oggi, con una Unione Europea sempre più allargata verso i paesi dell’Est,  la ricorrenza assuma un valore ancora più alto e nobile.

Quei patrioti, si stima 350.000 circa tra uomini, donne, bambini ed anziani, pur di restare all'ombra del tricolore, abbandonarono nelle voragini carsiche, - le foibe appunto - , più di 30mila parenti  amici e compatrioti,  assassinati dalle orde comuniste di Tito con la complicità del Partito Comunista Italiano dell’epoca, oltre ad  ogni bene e possedimento, (case, negozi, fabbriche, attività artigianali, terreni agricoli, ecc.) rimasto per sempre aldilà del confine ex jugoslavo, nelle italianissime e già romane e venete terre istriane giuliane e dalmate, e preferirono affrontare la via dell'esilio, culminata in anni di umiliazioni in campi profughi ed in catapecchie, prima di ottenere, recentemente, il giusto riconoscimento del loro sacrificio dai governi nazionali di centrodestra, - appunto con la giornata del ricordo - , e con l'inizio di trattative con le repubbliche di Croazia e Slovenia, per la restituzione dei beni confiscati più di mezzo secolo fa, trattative ancora in alto mare.

Si auspica  che in tutti i consigli comunali, nel consiglio provinciale, nelle scuole ed in ogni ricorrenza pubblica, l'evento sia degnamente ricordato e commemorato, affinchè il ricordo dei vivi e dei morti non cada nell'oblio,  a dimostrazione dell‘affetto che gli italiani tutti provano nei confronti di questi autentici patrioti,  che abbracciarono il tricolore con una scelta di campo davvero difficile, che a molti costò la vita e a tanti, tantissimi, la via dell'esilio in miseria e povertà per lunghissimi difficili anni. 

Brindisi ospitò a lungo una folta Comunità di profughi scampati alla pulizia etnica di Tito, tra tutti un giovanissimo Sergio Endrigo, che diventerà un famoso cantante di musica leggera . Lo stesso Istituto Tecnico Nautico “Carnaro”, dove Endrigo studiò da giovane, deve alle irredente terre il suo nome, come la chiesa del quartiere Commenda “San Vito”, intitolata al protettore e Santo Patrono di Fiume dalla folta comunità di profughi presente in zona; Tanti di essi sono ancora presenti in Città, e attraverso e con loro,  e con i loro discendenti, vogliamo ricordare anche quest’anno una pagina triste della nostra Storia nazionale che non deve cadere nell’Oblio.

Le nostre celebrazioni della tragedia di questi nostri fratelli sono ormai ricorrenti da molti anni, - ma nel 70° anniversario del trattato di pace che ci costrinse a cedere alla repubblica comunista di Jugoslavia tutta la zona B, come poi ratificato dal trattato di Osimo del 1957, - brucia ancora la ferita dell’oltraggio che fu loro arrecato dall’Amministrazione Comunale di Brindisi, con al governo il centrosinistra di Antonino e Dipietrangelo, (quelli del famigerato ribaltone) che a seguito di una nostra raccolta di firme con la quale chiedevamo che ai “Martiri delle Foibe” fosse intitolata una strada o una piazza, di notte ed in silenzio, come solo i ladri sanno fare,  fecero dipingere a pennello e vernice la dicitura, su un muro periferico che separa una piccola schiera di case dalla recinzione con la terra di nessuno del canale Palmarini Patri.


Dopo anni tutto è rimasto così, nonostante una nostra amica, - professoressa dell’ ITC Marconi oggi in pensione, che giunse in Città con la madre da Pirano (Pola), -  negli anni scorsi si sia rivolta al Sindaco dell’epoca per chiedere Dignità per defunti e sopravvissuti: per tale motivo, con rabbia verso istituzioni sorde all’amor di Patria, e amore verso questi nostri fratelli, domani apporremo una targa stradale in marmo realizzata a nostra cura, e copriremo quella vergognosa pennellata di vernice.  

Nel pomeriggio di venerdì 10 febbraio alle ore 18,30, iscritti e simpatizzanti di Azione Nazione di Brindisi e di diversi comuni della provincia,  guidati dal Coordinatore provinciale Cesare Mevoli , si recheranno in via Martiri delle Foibe, al quartiere S. Angelo, per apporre una targa stradale in marmo riportante il nome della strada e deporre un fascio di fiori tricolore,  per onorare e degnamente ricordare il sacrificio di questi nostri fratelli. 
   
 
 
 
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