mercoledì 7 marzo 2018

«DIRTY DANCING» COMPIE 30 ANNI: A BRINDISI IL MUSICAL DEL CELEBRE FILM

«Nessuno mette Baby in un angolo», emozioni che tornano a vivere. Sono passati trent’anni dall’uscita del film «Dirty Dancing», ma il fascino di quella storia ambientata negli anni Sessanta, tra buoni sentimenti e balli proibiti, resiste intatta. Appuntamento giovedì 8 marzo (ore 20.30) al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi con il musical-kolossal firmato dal regista Federico Bellone.

La magia di «Dirty Dancing», il famoso film con l’indimenticato Patrick Swayze e Jennifer Grey, rivive al Teatro Verdi di Brindisi, dove giovedì 8 marzo (ore 20.30) sarà in scena con l’omonimo musical, a trent’anni dalla sua uscita. Quando nel 1987 l’autrice Eleanor Bergstein scrisse la storia d’amore tra Frances “Baby” Houseman e il maestro di ballo Johnny Castle, nata in un’estate degli anni Sessanta nella scanzonata atmosfera del resort Kellerman, non si sarebbe mai immaginata un così clamoroso successo.

«Dirty Dancing» è un titolo da record: un trionfo planetario al cinema, un Golden Globe e un Oscar per il brano «(I’ve had) The time of my life», oltre 40 milioni di copie della colonna sonora vendute e, solo negli Stati Uniti, oltre 11 milioni di dvd e Blu-ray. A teatro, in Paesi di consolidata tradizione di spettacoli musicali come Inghilterra e Germania, ha ottenuto i più alti incassi nella storia del teatro europeo. Ed è proprio a teatro che si celebrano i trent’anni di successi del film, con il musical «Dirty Dancing - The classic story on stage», in una speciale versione firmata dal regista Federico Bellone, con la supervisione della stessa Eleanor Bergstein, e protagonisti Sara Santostasi (Baby), il tranese Giuseppe Verzicco (Johnny) e Federica Capra (Penny). Tra i performer anche il fasanese Samuele Cavallo, che interpreta il cugino del protagonista Johnny, Billy Kostecki (ruolo che nel film originale del 1987 fu di Neal Jones). Anche in questo nuovo allestimento la colonna sonora comprenderà, oltre all’iconico «(I’ve had) The time of my life», hit indimenticabili come «Hungry eyes», «Do you love me?», «Hey! Baby» e «In the still of the night».

Per il pubblico la versione teatrale è ormai, come succede per il film, un classico da vedere e rivedere per vivere ogni volta tutte le emozioni e la magia di una storia senza tempo. “Baby” parte in montagna con la famiglia per trascorrere le vacanze estive. Quell’estate segnerà per lei il passaggio a un’età adulta e più consapevole. La “brava ragazza” diventa grande, è decisa ad affermarsi, fa valere i suoi desideri, le sue scelte, contro pregiudizi, conformismi, superficialità, senza farsi mettere in un angolo, come la famosa battuta dello spettacolo. Nel resort incontra un maestro di ballo di cui s’innamora e avrà modo di relazionarsi con i reali problemi del mondo, una realtà a lei sconosciuta, avvolta com’è nella bolla protettiva del benessere alto-borghese. Romanticismo, idealismo e sensualità si amalgamano in una rilassata atmosfera estiva.

«Dirty Dancing - The classic story on stage» ha la capacità di conquistare e coinvolgere non solo gli appassionati del genere, ma di avvicinare al teatro una nuova ed eterogenea parte di pubblico, impaziente di poter assistere “dal vivo” alla storia d’amore tra Johnny e “Baby” raccontata da musiche e coreografie indimenticabili, fedelmente riprese dalla pellicola.

«Dirty Dancing - ha spiegato il regista Federico Bellone - rappresenta uno dei pochi spettacoli in grado di portare davanti al sipario persone che non ci sono mai state, ed è l’unico titolo anglosassone in assoluto il cui allestimento italiano è stato esportato in tutto il mondo, compreso il celeberrimo West End di Londra. Si tratta di un inno all’affermazione del proprio io: siate quello che sentite di essere, solo così potrete vivere il momento più bello, “the time of your life”».

La visione italiana ha fatto breccia nel cuore dell’autrice: «Eleanor Bergstein - ha poi sottolineato il regista - ha visto la nostra versione con scenografia mobile disegnata da Roberto Comotti e coreografie di Gillian Bruce, americana da tempo attiva nel nostro Paese. E si è messa a piangere: da dieci anni, il suo “Dirty Dancing” in teatro non la emozionava più. È stata lei, dunque, a volere che fosse la nostra versione a essere adottata all’estero, per giunta la produttività italiana ha reso lo spettacolo meno costoso e la stampa inglese ci ha promossi nel lungo tour. È stata una botta di fortuna incredibile».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore e 15 minuti con intervallo
 
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