martedì 26 giugno 2018

La Maligredi. A Ostuni la presentazione dell’ultima opera letteraria di Gioacchino Criaco.

Gioia e dolore, sacro e profano, amore e morte. Un equilibrio che sembra impossibile, a tratti perverso, regola la vita ad Africo, il paesino ai piedi dell’Aspromonte in cui è ambientata La Maligredi, l’ultima opera letteraria di Gioacchino Criaco. Edito da Feltrinelli, il romanzo di formazione che vede protagonisti tre giovani amici, consegna al lettore uno spaccato crudo e feroce della Calabria durante gli anni che seguono alla contestazione studentesca del ’68. 

Si terrà domani, mercoledì 27 giugno, alle ore 18, presso l’emeroteca della Biblioteca comunale di Ostuni, l’incontro con uno tra gli autori contemporanei più interessanti del panorama letterario nazionale, legato visceralmente alla terra in cui è nato e per cui si batte a colpi di penna in una guerra culturale che sembra interminabile. 

Gioacchino Criaco ad Africo ci è nato e al suo borgo ha dedicato La Maligredi, un romanzo duro ma anche ricco di speranze, quelle che hanno acceso davvero gli animi di uomini e donne a inizio anni ’70, convinti di poter fare la rivoluzione. Ma il vento di ribellione non ha portato niente di nuovo e la perdita definitiva di prospettive, mista allo sconforto e alla rassegnazione, ha portato buona parte degli abitanti della Locride ad abbandonarsi agli istinti peggiori. 

Nicola, Filippo e Antonio vivono in un paese abitato da donne, vecchi e bambini, tutti vittime dell’abbandono degli uomini, emigrati alla ricerca del lavoro che ad Africo è fatto solo di pastorizia.  L’unico e testardo barlume di speranza, le madri che profumano di gelsomino e che con la loro immensa dolcezza riescono a far dimenticare la miseria che regna indisturbata tutt’attorno. 

La Maligredi è la fame insaziabile che coglie il lupo, a cui non basta sfamarsi entrando in un recinto e mangiando una pecora, perché sente il bisogno urgente di scannarle tutte. È così accade in Aspromonte, «la maligredi spacca i paesi, le famiglie, fa dei fratelli tanti Caini, è peggio del terremoto e le case che atterra non c’è mastro buono che sa ricostruirle». Criaco racconta il momento esatto in cui il Meridione è stato abbandonato nelle mani dei malandrini e dei padroni. Ed è stato quello il momento che ha aperto la strada all’oscurità che ha avvolto Nicola, Filippo e Antonio.

Gioacchino Criaco, che verrà intervistato domani dalla giornalista ostunese Paola Loparco, esordisce nel 2008 con una storia simile, contenuta nel romanzo “Anime nere”, da cui è stato tratto il film omonimo diretto da Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello e di tre Nastri d’argento. Un autore in grado di usare la prosa come fosse poesia, che ha tanto da raccontare su una terra di cui non si vuole far sapere granché in giro. 
 
 
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