mercoledì 22 agosto 2018

Ostuni. Tonino Zurlo e Giancarlo Nunziato inaugurano la mostra "D'altro Canto" - Le opere dell'artista salentino saranno esposte dal 23 al 30 agosto in via Bixio Continelli 9

Ostuni. Tonino Zurlo e Giancarlo Nunziato inaugurano la mostra "D'altro Canto" - Le opere dell'artista salentino saranno esposte dal 23 al 30 agosto in via Bixio Continelli 9

Dopo il successo ottenuto dalle mostre di Claudio Montuori e Antonio Dattis, L'Ulivo che Canta si prepara ad ospitare Giancarlo Nunziato per una fascinosa mostra bipersonale insieme a Tonino Zurlo.

L'estroso ed originale artista leccese presenterà al pubblico le sue creazioni nella suggestiva location in via Bixio Continelli, nel cuore del centro storico di Ostuni.

Il connubio tra i colori delle "teste cotte" e delle incisioni di Nunziato e le sculture in legno d'ulivo di Tonino Zurlo si propone di rivelare il rapporto viscerale che lega i due artisti alla terra e alla natura.

Due generazioni a confronto, con un modo diverso di approcciare all'arte a livello tecnico ma con personalità che si intrecciano alla perfezione nel significato e nella concezione empirica delle loro opere.

L'inaugurazione è prevista per la serata del 23 agosto e la visita sarà gratuitamente aperta al pubblico.

Giancarlo Nunziato (Gagliano del Capo, LE, 1991) si è diplomato in Pittura all'ABA di Lecce, I e II livello, discutendo una Tesi in Sociologia delle Arti, Solitudine e condivisione nelle arti contemporanee", ed una in Tecniche dell'Incisione e Grafica d'Arte, "Il ritratto, Leal Sovvenir".

La sua poetica discende da un'ossessiva e ponderata devozione al ritratto dal vero.

Il suo mondo è rarefatto, i contesti nulli: descrive corpi abbandonati a se stessi, spesso mutili ed isolati nello spazio, fuggevoli e nitidi come ricordi senza elegia. La sua indagine scava volumi e le pose, le voci, gli sguardi e le seduzioni, generando grumi materici in ocra e nero, una scabra superficie dipinta molto forte, pur nel suo isolamento, sempre potente, anche nei toni tragici e puri della semplice scoperta dell'insensatezza della vita.

I volti ed i corpi, cosi ritratti, rappresentano istantanee fuori dal tempo e dallo spazio, distopie e discronie che sopravvivono sul bianco del supporto cornici di carta o di tela, luogo cletto ad argine contro la vanità e l'effimero.

Gli olii di Nunziato, i suoi ritratti monotipo passati al torchio e le sue grafiti, in questo modo, divengono i racconto di un animo, cosi che l'arte svolga il più importante dei suoi compiti, rendere eterno l'effimero, sensato l'insensato.

Tonino Zurlo nasce a Ostuni nel gennaio del 1946. Inizia l'attività di falegname da ragazzo, attività alla quale affiancherà in seguito quella di restauratore e di antiquario. Inoltre Tonino è un cantastorie con all'attivo 3 CD: "Jàta viénde" (Circolo Gianni Bosio - il manifesto ), "Nuzzole e parolu" (Anima Mundi) e “L'ulivo che canta” (Anima Mundi) ; quest'ultimo , nel 2013, compare tra i finalisti per la targa Tenco dedicata ai cantautori in lingua dialettale. Zurlo scopre la lavorazione dell'ulivo quasi per caso dopo essere andato in pensione. Mentre realizza nella sua bottega dei mestoli con dei resti della potatura degli ulivi, Tonino, rimane affascinato dalle forme e le venature nascoste all'interno di questo legno. Da quel momento l'ulivo catalizza totalmente la sua attenzione: Tonino è sempre nel suo laboratorio, anche durate i giorni di festa. Tanti gli oggetti che animano la sua bottega: dagli utensili della tradizione popolare ad oggetti che appaiono decisamente moderni; dai bracciali e gli anelli, agli orecchini, dove piccoli innesti di pietre e argento conferiscono un tocco di luminosità; fino ad arrivare alle sculture, nelle quali Tonino si diverte a far emergere le straordinarie venature del legno e a dare a loro una forma. Tonino infatti non si sente uno scultore, bensì “un tramite”, il cui compito è quello di svelare ciò che la natura ha sedimentato durante il suo corso, la vita e la storia che si annidano all'interno dell'albero d'ulivo. Modella tronchi, rami e radici di quest'albero tipicamente mediterraneo dalla quale vengono fuori danze, animali , maschere e smorfie che sembrano provenire da un mondo lontano e arcaico.
 
 
 
 
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