sabato 16 febbraio 2019

Il turismo in Puglia -di Domenico Greco-

I dati relativi agli arrivi, alle presenze e al numero dei posti letto nelle varie località turistiche pugliesi (prendendo come anno di riferimento il 2017) ,raffrontati tra di loro e comparati a quelli di un’altra importante città a vocazione turistica come Matera, mostrano uno squilibrio evidente tra le località della costa brindisina da una parte, e ad esempio località del Gargano (come Peschici e Vieste) e la città lucana (eletta nel corrente anno capitale europea della cultura), dall’altro.

Fa eccezione a questa regola Fasano, che con le sue 100 presenze per posto letto, e un valore di 4,21 come pernottamento medio, mostra di aver saputo mettere in campo adeguati interventi volti al rinnovamento e alla valorizzazione delle sue risorse turistiche (ricordiamo come in un paio di decenni la nascita di Masseria San Domenico, e poi la realizzazione del campo da golf a Savelletri e la costruzione di Borgo Egnazia, hanno reso Fasano una delle mete più ambite del turismo nazionale e internazionale, e tra le prime cinque località pugliesi in fatto di arrivi e presenze).

Se si osserva l’andamento dei pernottamenti medi (rapporto tra presenze ed arrivi) nelle strutture alberghiere della costa brindisina, è evidente come siano notevolmente inferiori rispetto a quelli della costa garganica. Probabilmente la ragione di ciò è da ricercare nel fatto che tali località, negli ultimi anni, hanno ampliato l’offerta turistica differenziando la tipologia di strutture ricettive pronte ad accogliere i turisti, con i tanti campeggi, villaggi, hotel soprattutto a 4 stelle, agriturismi, B&Becc. Un numero sempre maggiore di turisti viene così a visitare le nostra città, segno di un’ampia diffusione dell’abitudine ai viaggi, ma permane nelle strutture alberghiere per meno giorni. 

La ridotta permanenza di turisti nelle strutture alberghiere dei nostri paesi è probabilmente dovuta anche alla limitata proposta turistica che essi sono capaci di offrire per cui, dopo aver visitato in pochi giorni le bellezze naturali e culturali, i turisti cambiano meta e destinazione. 

Oggi i turisti sono estremamente differenziati e le classificazioni tradizionali non rispecchiano più la realtà. Il sistema di offerta turistica, la comunicazione e le relazioni devono essere differenziate e rilevanti per i diversi pubblici a cui sono indirizzate. Il turismo di massa, indifferenziato e generalista, sta cedendo il passo ai turisti personali e ai settori di nicchia che occorre individuare, coltivare e sviluppare per cercare di rispondere alle nuove motivazioni dei turisti e generare ancora soddisfazione in loro. 

E' opportuno e necessario diversificare la nostra offerta turistica: 

• investendo maggiormente su proposte di tipo storico-culturale; 

• promuovendo i prodotti del territorio con percorsi di slow-food (percorsi di vino, l’orto di slow-food, percorsi di valorizzazione di antiche colture di legumi e cereali, ecc.); 

• favorendo il turismo rurale per rispondere alla domanda di un nuovo tipo di consumatore che non ricerca più semplicemente la fruizione di un luogo diverso, ma l’esperienza di una realtà di vita alternativa, offrendo per esempio al turista non solo un soggiorno in ambiente rurale ma la possibilità di partecipare ad attività e percorsi tematici sulla produzione e la vita nei campi “dalla mietitura al pane” o di partecipare attivamente alla vendemmia e alla raccolta delle olive, così come ai processi di produzione dell’olio, del vino e del formaggio.

L’anomalia di Ostuni

La percentuale di arrivi nella Valle d’Itria sul totale della Puglia hanno registrato un aumento, dal 14,5% del 2017 al 14,9% del 2018, seguendo il trend di crescita della regione, che vede un aumento di arrivi di ben 4 milioni di turisti (+3,7% rispetto al 2017). Ed anche le presenze sono aumentate, seppur leggermente, dal 14% del 2017 al 14,1% del 2018.

Ma in una Puglia che si posiziona come seconda regione italiana per il PIL turistico, e preferita da italiani e stranieri per le vacanze lunghe, la situazione di Ostuni balza all’attenzione per essere, apparentemente, in controtendenza: sono diminuiti infatti sia gli arrivi che le presenze. Questo è dovuto al fatto che alcuni villaggi, in primis la Valtur, che negli anni passati hanno registrato fino a 90 mila presenza, nel 2018 hanno visto dimezzate le presenze, e ciò spiega già da solo la riduzione del fenomeno turistico nella Città Bianca.

L’auspicio è che Il villaggio Valtur di Ostuni dia un nuovo impulso e serva come acceleratore per tutto il fenomeno turistico ostunese e della Valle d’Itria.

 
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