giovedì 12 dicembre 2019

La Musica&Leonardo. Un binomio indissolubile.- Conferenza-concerto alla Fondazione Grassi di Martina Franca

Nell’àmbito delle numerose iniziative culturali svolte in tutta Italia in occasione del cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, lo scorso giovedì 28 novembre presso l’Auditorium della Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca si è tenuta una conferenza-concerto dedicata al grande genio rinascimentale e al suo rapporto con la musica.

La musica detiene un posto molto considerevole nell’opera e nell’attività leonardesca, come è emerso a chiare lettere dalla conferenza tenuta dalla professoressa Maria Antonietta Epifani (docente e musicologa e non nuova nello studio del genio toscano: solo di poche settimane fa un altro pregnante intervento presso l’Università degli Studi del Salento). 

Per Leonardo la musica è “raffigurazione dell'invisibile”, ed è da questa ottica che vanno lumeggiati i suoi studi e le sue riflessioni in tale settore. L’altro punto di vista, anch’esso peculiare del grande artista, è l’approccio eclettico alla “materia”: dalla pittura (il Ritratto di musico con il celebre enigma del cartiglio, che Leonardo volle coprire di vernice per rendere indecifrabile il contenuto e che probabilmente cela l’identità del personaggio, uno dei tanti divertissement leonardeschi), alla lingua (con i rebus musicali, specie di giochi linguistici in cui Leonardo utilizzò la notazione musicale combinata con sillabe, parole o frammenti di parole, in modo da formare motti o piccole frasi; famoso “Amore sol là mi fa remirare, là sol mi fa sollecita”), all’invenzione di nuovi strumenti musicali (di uno di questi, una specie di lira, racconta lo storico a lui coevo Giorgio Vasari, ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”: “[…] Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò ché l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi [alla corte di Ludovico il Moro, presso il Castello Sforzesco di Milano] erano concorsi a sonare”. 

I progetti relativi agli strumenti musicali mostrano senz’altro l’interesse di Leonardo per l’arte della musica (di cui fu anche un grande organizzatore, come testimonia l’evento – denominato dai contemporanei “festa del Paradiso” – da lui progettato su commissione del signore di Milano in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio tra Gian Galeazzo Maria Sforza e Isabella d’Aragona nel 1490: uno spettacolo composto di balli, costumi, arredi, festoni, stemmi, giochi di luce ed effetti speciali, come la rotazione dei pianeti e il balletto dei segni zodiacali), ma la finalità ultima resta di natura scientifica: ossia quella di “automatizzare” lo strumento, in modo da renderne l’uso il più semplice possibile.

La ricca e colta dissertazione è stata affiancata dall’esecuzione di alcuni brani di autori rinascimentali (oltre allo stesso Leonardo, Josquin Desprez, John Dowland, Federico Mompou, Bartolomeo Tromboncino, Orazio Vecchi) realizzati a cura dell’Ensemble “SpazioTempo” formato da Antonio Bagnato, Alessandro Ciracì, Maria Antonietta Epifani, Chiara Liuzzi, Rocco Misseri, Katia Santoro e da performance curate da Eugenia Siliberto, Giulia Bruno, Angelica Ligorio, Gerardo Nisi, Pasquale Nisi, Francesca Suma, Swami Savino, Marta Vitale, Giuseppe De Nitto, Martina Francioso (studenti del triennio finale del Liceo Musicale Durano di Brindisi). 


 A cura di 
M. Francioso 
 G. De Nitto
 (alunni della classe VM Liceo Musicale Durano di Brindisi)
 
Dopo la chiusura forzata dettata dalle ordinanze nazionali e regionali per l’emergenza Covid19, il Museo ...

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