martedì 11 febbraio 2020

Brindisi. Il Comitato 10 Febbraio ringrazia l'amministrazione cittadina e l'intero consiglio comunale per la sua partecipazione ufficiale al "Giorno del Ricordo".

“A nome del “Comitato 10 febbraio”,  soprattutto nel dare voce ai sopravvissuti all’esodo e ai loro diretti discendenti, desidero ringraziare pubblicamente l’amministrazione comunale di Brindisi, che nell’approvare all’unanimità l’Ordine del Giorno che abbiamo presentato, ha dimostrato finalmente che i tempi sono maturi per un serio processo di pacificazione nazionale e di memoria condivisa, unico viatico per superare la visione amico/nemico a favore di un sano dialogo istituzionale, che consenta di affrontarsi sul COME risolvere i problemi della Nazione e delle Città, senza far mancare la condivisione laddove le proposte appaiano serie e condivisibili, senza pregiudiziali di natura ideologica.

Ringrazio inoltre il Sindaco Riccardo ROSSI, per aver delegato a rappresentare la Città il Consigliere Massimiliano OGGIANO, - che era stato il primo firmatario del nostro OdG in conferenza dei capigruppo -, e che nella serata di ieri, immediatamente dopo l’approvazione di detto OdG da parte dell’assemblea, ci ha raggiunti in via Martiri delle Foibe per deporre un fascio di fiori avvolto da un nastrino riportante la dicitura “Comune di Brindisi”.

Permane in noi un pizzico di amarezza, per quello che riteniamo uno “sfregio alla memoria”, dover constatare che ogni anno le celebrazioni si debbano svolgere in un luogo così periferico, lontano dalle principali vie cittadine e per ciò stesso privato dell’attenzione del grande pubblico e della cittadinanza.

La intitolazione di una strada ai Martiri delle Foibe si deve alle nostre innumerevoli richieste e raccolte di firme, susseguitesi negli anni, durante le quali avevamo proposto di rinominare via Tirolo (che non è una delle 20 regioni italiane, che pure danno il nome alle vie circostanti), al quartiere Commenda, che ha il suo prolungamento naturale con via Martiri delle Fosse Ardeatine: i primi trucidati dalle orde comuniste jugoslave, i secondi fucilati dai tedeschi a seguito della bomba in via Rasella, avrebbero anche “materialmente” rappresentato la doppia tragedia del nostro Popolo, e messo sullo stesso piano tutte le vittime, senza distinzione alcuna. 

Via Martiri delle Foibe ormai esiste, e forse è bene lasciarla dov’è, a futura memoria che anche recentemente qualcuno continuava a dividere i nostri defunti in “Martiri” di serie A e “Martiri” di serie B. 

Facciamo voti, e lo riproporremo al Sindaco, alla Giunta, e alla commissione toponomastica, che si possa rimediare, eliminando dalla toponomastica cittadina il toponimo “Tirolo”, a favore, magari, di una intitolazione “agli esuli del confine orientale”, o “agli esuli delle regioni adriatiche”, o magari alla figura di Norma COSSETTO*, studentessa ventitreenne, premiata con la Medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio CIAMPI nel 2005, violentata in gruppo dai titini, seviziata, e gettata viva in una foiba, con l’unica colpa di essere italiana e figlia del segretario federale di Visinada”. 


Questo è quanto dichiarato da Cesare MEVOLI, che da diversi anni puntualmente si prodiga, a nome del comitato, per divulgare e rendere note le tristi vicende legate a quel terribile evento.

Ci auguriamo che, vista anche la presenza in città di una folta rappresentanza di esuli giunti a Brindisi nell’immediato dopoguerra, e di tantissimi loro figli e nipoti, l’attenzione resti alta, non limitandosi al solo 10 febbraio, che può e deve rappresentare solo il punto di partenza, non l’arrivo, nella narrazione e divulgazione di quanto taciuto per decenni, data la grande dimensione che questa triste pagina di Storia nazionale rappresenta.
                                                                                                 
COMITATO 10 FEBBRAIO BRINDISI

*Norma COSSETTO Medaglia d'oro al merito civile alla memoria
«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.»
 5 ottobre 1943
 
Nell’ambito delle iniziative organizzate per l’anno in corso dal Museo Archeologico “F.Ribezzo” ...
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