sabato 23 maggio 2020

La lezione del Covid.19: può nascere una Brindisi smart?

Oltre all’emergenza sanitaria, sulla quale torneremo con analisi e proposte, il Covid 19 ha evidenziato la fragilità di un’economia ancora troppo lineare e ben poco circolare e di un modello di sviluppo che, in particolare a Brindisi, è ancora legato a cicli produttivi di base e ad un polo energetico rigido e non flessibile, rispetto al quale ENEL ed A2A continuano a prevedere nuovi impianti alimentati da combustibili fossili. 

Eppure un modello industriale diverso e un modello di citta smart sono oggi possibili e finanziabili grazie al piano Europeo per la transizione ecologica ed anche grazie a programmi comunitari e nazionali ed alle stesse risorse previste nei decreti governativi concernenti la mobilità e l’ecobonus.

Recentemente, a seguito della polemica sorta in merito alla presenza del Polo Energetico brindisino fra i siti prioritari in Italia per la decarbonizzazione, con altre associazioni abbiamo richiamato l’attenzione sulle sollecitazioni della commissione europea affinché gli stati procedano rapidamente alla redazione di piani territoriali nei siti interessati dai programmi di decarbonizzazione ed al conseguente piano nazionale.

In questa sede, ricordiamo che l’11 dicembre 2019 la Commissione Europea ha presentato il Green Deal, che il 14 gennaio 2020 la commissione  ha annunciato il piano di investimenti del New Green Deal europeo e che all’inizio di maggio la stessa commissione nel confermare la piena disponibilità a sostenere gli stati nei programmi per la giusta transizione, ha ribadito l’urgenza dell’elaborazione di piani territoriali che, a cominciare dalla decarbonizzazione, abbiano l’obbiettivo di raggiungere entro il 2030 un’economia “climaticamente neutra”.

Pilastri del green new deal sono il Just transition found, i fondi strutturali 2021- 2027 e quelli della banca europea per gli investimenti (BAI). Al momento sono previsti questi finanziamenti:

!) Fondo per la transizione giusta che finanzierà sovvenzioni che mobiliteranno dai 30 ai 50 miliardi di euro. , per la trasformazione socioeconomica delle regioni interessate dalla trasformazione giusta

2) un sistema specifico nell’ambito di investiEU, che attirerà fino a 45 miliardi di € di fondi privati.

3) uno strumento di prestito pre il settore pubblico, che mobiliterà dai 25 ai 30 miliardi di €.

Abbiamo già invitato  Regione Puglia e Comune di Brindisi a insediare rapidamente il tavolo per la redazione del piano territoriale richiamato e la stessa cosa va fatta per Taranto, mentre la presidenza nazionale di Legambiente sta procedendo a chiesdere al Governo di fArsi promotore e coordinatore di tutti i piani interessanti d’Italia.

La decarbonizzazione e la transizione giusta di cui non possono far parte i nuovi impianti alimentati a metano progettati da ENEL ed A2A sono, allo stesso tempo, una necessità formalmente definita (il 2025 prescritto per l’uscita dalla combustione di carbone non ammette deroghe né artificiosi nuovi impianti a gas) ed una grande opportunità di finanziamento di una transizione energetica fondata sulle fonti rinnovabili e sull’efficientamento energetico e di avvio di un complessivo programma di green new deal anche a Brindisi.

Legambiente e docenti e studenti di scuole medie superiori di Brindisi, hanno presentato proposte per un piano di rigenerazione dell’area situata fra le centrali termoelettriche Brindisi Nord e Brindisi Sud e nel mese di novembre hanno condiviso con la CGIL l’avvio di un percorso che, partendo da tali proposte, possa garantire uno sviluppo sostenibile e l’occupazione.

Legambiente chiede al sindaco di Brindisi ed al presidente della Regione Puglia di convocare il tavolo per la redazione del piano per la giusta transizione invitando a partecipAre come precisato dalla Commissione Europea soggetti portatori d’interesse e dunque anche le associazioni ambientaliste.

Il piano non dovrà essere contro le grandi imprese presenti sul territorio, ma esse devono predisporre programmi e progetti per la transizione ecologica e per il Green new deal. Ciò riguarda ENEL edA2A che ricordiamo hanno all’estero investimenti su impianti, ricerche intere filiere produttive che hanno il fulcro nelle fonti rinnovabili e che potrebbero e dovrebbero fare di Brindisi una hub di riferimento capace di intercettare i finanziamenti europei per la giusta transizione, ma è altrettanto evidente che un protagonista importante può essere l’ENI se finalmente cominciasse AD innovare cicli produttivi (si pensi soltanto alle troppo frequenti emissioni “anomale in torcia alle perduranti e per tanti aspetti altrettanto anomale manutenzioni) e se soprattutto investisse realmente in chimica verde e in quelle produzioni di economia circolare oggi oggetto soltanto di spot pubblicitari.

La transizione ecologica è evidentemente da concretizzare nel nuovo volto da dare alla città e Legambiente deve, purtroppo ribadire che è stata completamente persa l’occasione offerta dal patto dei sindaci per l’energia sostenibile in Europa: il registro delle emissioni ed il conseguente piano (PAES), se correttamente affidati, eseguiti e resi operativi, avrebbero consentito di accedere prioritariamente ai fondi strutturali europei, ciò che non è avvenuto..

Si sono perse anche varie occasioni per presentare e far finanziare progetti concernenti la mobilità smart e l’efficientamento energetico di singoli edifici e di complessi edilizi, ivi incluso il non accolto invito a far parte di quei comuni nei quali l’associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI), con la consulenza tecnica del Cresme, sta procedendo a realizzare asue spese la sperimentazione dell’efficientamento energetico di edifici pubblici. 

Ci sono stati interventi apprezzabili, ma al di fuori di una strategia complessiva. Oggi il coronavirus ci ha imposto una revisione dello stesso modo di intendere le città e la vita in esse ed i decreti governativi hanno offerto la possibilità di finanziare e riprogettare città smart. È facile far riferimento a comuni virtuosi quali Firenze e Bologna, ma anche Bari ha assunto decisioni importanti a cui ci si può ispirare a Brindisi nel riprogettare le ridotte e mal manutenute piste ciclabili, oggi in stato di profondo degrado, nell’aumentarne il chilometraggio e l’interconnessione, anche sfruttando altre risorse disponibili e collegamenti con reti extraurbane, nel creare corsie lungo le strade esistenti preferenziali per mezzi pubblici e per la mobilità lenta, nell’acquisto di bici elettriche, auto elettriche, da destinare al bike sharing ed al car sharing, nel sostegno all’acquisto di bici e monopattini elettrici da parte dei privati, nel sostegno alla filiera delle batterie elettriche e nella diffusione delle colonnine di alimentazione, nell’estensione delle zone a traffico limitato (ZTL) e delle aree pedonali e nell’effettivo decollo della circolare marittima .

Altro punto fondamentale da valorizzare è l’ecobonus, grazie al quale si può effettuare la ristrutturazione con efficientamento energetico degli edifici, riqualificando tante parti della città, soprattutto nel centro storico, ma dando anche un grande impulso all’intera filiera del settore edile.

L’amministrazione comunale può diventare un centro motore di questo mercato e della ristrutturazione virtuosa degli edifici della città, che grazie alla riqualificazione, alla realizzazione del “cappotto termico”, a caldaie a condensazione, a pompe di calore e pannelli solari, può aprire la strada ad una città veramente smart .

Circolo Tonino Di Giulio Legambiente Brindisi
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