mercoledì 22 luglio 2020

CAROVIGNO. SVOLTO IL CONVEGNO DI STUDI SU “LE VIE MICAELICHE”

Si è svolto, nella splendida cornice del Castello di Carovigno, il convegno organizzato dal Presidente della locale Pro Loco, Pino Lofino, che ha introdotto i lavori sul Progetto  “LE VIE MICAELICHE” da presentare  per la certificazione del Consiglio d’Europa.  

Al convegno 
sono intervenuti: 
- Rev. Don Antonello Lazzerini che ha relazionato telefonicamente sulla  presentazione del progetto per la certificazione dal Consiglio d’Europa
-  Dott. Angelofabio Attolico, funzionario della regione Puglia, Associazione europea delle vie Franchigene
Prof.ssa  Ada Campione del dipartimento di studi umanistici Università degli Studi di Bari “A. MORO”
- Dott. Luigi Oliva, Parco Archeologico dell’Appia, archeologo e studioso di cammini
- Prof.ssa Angela Rossi, autrice del libro “I luoghi di culto di San Michele Arcangelo in Abruzzo”, docente presso l’istituto Toniolo di Pescara
- Sig.ra Francesca Mola, archeologia gastronomica da tramandare, esperta in pasti della devozione Micaelica
- Prof. Domenico Greco, presidente Pro Loco Ostuni Marina che ha relazionato sul valore dello StoryTelling proponendo l'istituzione di specifici corsi di formazione. 

Erano presenti:
la direttrice del museo diocesano di Ostuni Teresa Legrottaglie, l'assessore del comune di Ostuni  Eliana Pecere oltre a rappresentanti delle scuole del territorio.  
La Dott.ssa Antonella Tateo, Assessore al turismo del comune di Carovigno ha concluso i lavori portando il saluto dell’amministrazione comunale. 

Di seguito la relazione del Rev. Don Antonello Lazzerini: 

Oggi parlare di San Michele vuol dire prendere in considerazione non semplicemente la storia del suo archetipo dentro la vicenda umana e tanto meno riprendere la devozione antica, parlare di San Michele significa rimettere al centro della nostra coscienza la evidenza creaturale, cioè il fatto che l'essere umano in quanto tale contiene in sé un fattore che è quello del dipendere, dell'essere aperto a dio, all' essere inteso come essere supremo come l'Altro.

L'uomo non si fa da solo, l'uomo è fatto dal rapporto con un altro, non altro con la A maiuscola dei cattolici, un altro secondo le regole della biologia per i laici o comunque con una Coscienza che parte dalla più elementare delle esperienze, quella del bambino che entra a contatto con l'aria e si accorge di dipendere dalla stessa e quella del genitore che  trovandosi tra le braccia il proprio figlio si rende conto che questo figlio si allontanerà sempre di più da lui perché la sua esistenza si va facendo in rapporto con il mondo che lo circonda.

In questo “drammatico” rapporto che c'è tra l'uomo e il farsi di se stesso passa quella domanda fondamentale che alimenta tutta la storia e la ricerca dell'uomo e che è la base dell'archetipo di San Michele: quale è il senso della propria esistenza, quale è il valore del mio esserci?  E’ quella domanda che oggi si chiama il senso religioso. Nella storia in molte forme si è manifestata questa ricerca del senso ultimo dell'esistenza attraverso diverse forme di religione e di legame con attività umane o con realtà esistenti.

Nella vicenda di S. Michele ci si accorge che questo legame non è un legame materiale ma è un legame immateriale. La coscienza di un fattore umano immateriale che definisce, da una parte è il limite dell'essere umano, che non può arrivare al tutto e dall'altra, nel definirne il limite, ne garantisce la libertà e la possibilità di una decisione, che è sempre definitiva ed eterna e costituisce un mistero che l'uomo deve in qualche modo riconoscere. 

L'archetipo di San Michele è questo mistero che entra nella storia e provoca l'uomo su questa domanda. Il suo stesso nome "chi è come Dio?" Indica esattamente la posizione dell'uomo di fronte alla propria libertà, la libertà di riconoscersi fatto; della libertà di pretendere di farsi da sé.

Nel tempo moderno tra queste due posizioni esiste una via intermedia molto grave che diventa sempre più evidente, che è quella di non porsi la domanda  sul senso dell'esistenza. Questa produce una fatica di ricerca, una fatica di adesione, una fatica che ritenuta nel tempo da eliminare non ponendosi la domanda ma lasciandoci governare da altre cose come la condizione sociale nella quale l'uomo viene in qualche modo accolto e valorizzato anche se la condizione sociale in sé è una condizione che può essere totalmente definita dall'uomo e soprattutto falsificata in una qualità della vita che spesso e volentieri non è libera ma esistenza condizionata da elementi limitanti come il denaro, la fama, il successo e il possesso di determinate realtà.

Allora lo scopo per il quale noi ci muoviamo in questa operazione di studio è la valorizzazione di San Michele come archetipo della libertà umana, come archetipo della domanda sul senso religioso dell'uomo e anche come Salvatore dell'uomo di fronte a questa difficoltà, suo protettore di fronte alla fatica del vivere.

L'obiettivo che ci poniamo è quello di riconoscere in maniera solida e universale questo fattore immateriale della vita umana che è l'essere aperto alla totalità, che nella religione significa essere aperto al divino e che nel cattolicesimo trova una risposta nel rapporto con la persona di Gesù Cristo; Presenza del Padre affinché l’uomo sia aiutato nella fatica del vivere.

Ecco che allora è la storia intorno alla figura di San Michele con le sue leggende e con i fatti prodotti dalla costruzione delle grandi basiliche e la valorizzazione delle grotte; porta in sé la necessità di valutare e far vedere agli uomini come la presenza del Santo sia significativamente corrispondente alla necessità degli uomini di un luogo dentro il quale  riconoscere la possibilità di una salvezza, non solo di tipo spirituale ma soprattutto di tipo fisico.

È in effetti interessante cogliere e far accogliere come gli elementi naturali dell'acqua, della protezione, per quanto riguarda le persone in maggiore difficoltà, dell'altitudine come posizione dalla quale l'uomo domina la realtà circostante siano sviluppate in questo tipo di rapporto con l'idea dell'angelo.

Allora il metodo per sviluppare queste cose può essere da una parte quello di una adeguata conoscenza culturale a livello strumentale e dall' altra a livello di conoscenza dei fatti attraverso: l'esperienza di un convegno, di uno studio-lettura di un libro ma anche l'esperienza di un rapporto reale con lui e le realtà di questi singoli ambienti, tanto è vero che lo sviluppo del pellegrinaggio è l'elemento che sempre ha caratterizzato l'attività della persona interessata o coinvolta nella vicenda di San Michele.

Ecco allora che il nostro metodo prevede da una parte lo sviluppo culturale che potrebbe essere anche promosso attraverso la realizzazione di documentari, mostre fotografiche, convegni, relativi a tutto il percorso svolto. E dai segni dalla presenza del Santo sul territorio italiano ma anche e soprattutto potrebbe essere vivificato da una serie di pellegrinaggi organizzati e bene strutturati per portare sia direttamente le persone nei singoli santuari, sia per far fare, con chi vuole, un percorso fisico attraverso i luoghi e le strade che da sempre le persone hanno utilizzato per giungere ai santuari e ai luoghi di devozione.

Si tratta quindi di attuare un metodo nel quale si riesce a far vivere all'uomo una nuova esperienza di incontro con la persona di San Michele, quest'esperienza di incontro muove ad una riflessione sulla coscienza di sé e produce una determinazione sulla propria vita al punto tale che questa esperienza è così concreta che gli mette a disposizione anche i termini culturali per poter essere ridetta e raccontata ad altri.
 
Dalle conoscenze storiche e dalle evidenze architettoniche oggi disponibili emerge la possibilità di individuare alcuni percorsi significativi per la comprensione dell’archetipo di San Michele. 
 
Si chiama Elena Perrone la giovane studentessa di Architettura di Pescara di origini  brindisine  che  ...

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