giovedì 19 novembre 2020

Antonucci (F.I.). Mai attivate le USCA a Brindisi. Solo proclami ma oggi ancora una chimera.

Previste dapprima dal Decreto Legge 14/20 del 9 marzo e successivamente dalla Delibera della Regione Puglia del 19 marzo, ma delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) ancora non vi è traccia.

Istituite per la cura domiciliare di pazienti positivi al Sars-Cov2 che non necessitano di ricovero ospedaliero, le USCA costituiscono oggi un servizio essenziale di supporto alla sanità pubblica.

Stando ai numeri dell’ultimo bollettino epidemiologico della Regione Puglia, circa 26.000 sono i casi confermati che al momento si curano presso il proprio domicilio. Ma se qualche provincia pugliese ‘più fortunata’ può usufruire di queste squadre di medici anti-covid (le USCA appunto) attraverso il consulto telefonico, il video consulto o il consulto domiciliare, lo stesso non può dirsi purtroppo per la provincia di Brindisi. E questo perché il bando della ASL, che in un primo momento sembrava avesse reclutato 34 medici per l’attuazione delle USCA, si è di fatto tradotto in un fuoco di paglia.

E mentre l’assessore Lopalco, dall’alto della sua epidemiologia mediante comparsate TV, chiede a voce alta il lockdown per tutta la Puglia, nulla di concreto è stato previsto in termini di assistenza domiciliare per la sfortunata provincia di Brindisi.

Eppure è sotto gli occhi di tutti che i pronto soccorso sono al limite e che il 118 è in tilt. Lo hanno capito anche i bambini ormai che una buona gestione domiciliare dei pazienti covid non gravi può favorire il bilancio finale di questa pandemia. Ma purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Il governo regionale pensa di nascondere la mancata costituzione delle USCA (per lo meno nelle provincie ‘a minor interesse’) dietro la medicina generale che sta tentando dignitosamente di tamponare l’urto della seconda ondata: è ingiusto oltreché improprio attribuire ai medici di base la funzione di assistenza domiciliare di pazienti COVID che per legge spetta solo alle USCA.

Basterebbe istituirle in tutta la regione, evitando così di generare sperequazioni inaccettabili tra le province. E invece no. Ancora una volta il governo regionale si contraddistingue per la precarietà organizzativa che, però, durante una pandemia mondiale, assume toni decisamente più preoccupanti.

Brindisi non può essere ancora una volta la ‘cenerentola’ della Puglia, non quando si parla di tutela della salute: il presidente Emiliano e l’assessore Lopalco buttino giù la maschera e diano risposte anche al territorio di Brindisi.

Livia Antonucci - Coordinatrice cittadina Forza Italia Brindisi
 
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