lunedì 22 febbraio 2021

Cambia il settore delle consulenze: perdita per piccole e medie società, numeri stabili per le grandi imprese

Anche il settore finanziario accusa tremendamente la situazione di crisi dovuta al Coronavirus. In questo senso, occorre andare a vedere nel dettaglio come l’emergenza sanitaria che è sfociata in emergenza economica ha influito su un settore determinante: quello delle consulenze strategiche per le aziende. Si tratta di un settore che, fino al termine del 2019, ha registrato una crescita costante ed esponenziale. Questo perché, nella rinascita economica preposta dalle aziende, il settore della consulenza gioca un ruolo fondamentale.

A tracciare il quadro di come sia cambiata la fisionomia del settore sono i dati dell’annuale Osservatorio del Management Consulting in Italia, realizzato da Assoconsult. Si tratta, quest’ultima, dell’associazione di Confindustria che racchiude le principali società di consulenza di management. Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata. La fisionomia, dicevamo, è cambiata: c’è infatti un divario ancora più ampio tra le grandi società di consulenza e quelle medio-piccole. Seppur in perdita, infatti, il fatturato delle società più prestigiose regge senza accusare eccessivamente il colpo. Le piccole, invece, e le medie, continuano a barcamenarsi per far quadrare i conti.

Per il primo anno, comunque, dopo una crescita durata ben sei primavere, l’intera filiera registra una perdita. Il fatturato complessivo del 2020 ammonta a 4,4 miliardi di euro, un dato simile a quello del 2018. Si registra insomma una perdita dell’8,9%. Il dato esponenziale riguarda proprio la crescita che le grandi imprese hanno in questo settore: oggi il confronto con le piccole e medie società è impari e vinto in partenza.

Le grandi imprese, ovvero quelle con 50 o più addetti, sono 35, ma mettono insieme il 56% del fatturato. La crescita va avanti da dieci anni: nel 2010, infatti, rappresentavano il 41% del fatturato. Un dato clamorosamente opposto a quello che riguarda le microsocietà, ovvero quelle con meno di 3 addetti. Sono 21mila ma incidono sul 19% del fatturato. Le piccole società, che contano tra 3 e 9 addetto, influiscono per il 13% del fatturato. Nel 2010 la tendenza era opposta: influivano al 16%.

L’ultima categoria riguarda quella delle medie imprese, che contano un numero di addetti tra i 10 e i 49: sono 460 e incidono sul 12% del fatturato. Nel 2010 rappresentavano il 14% della torta. Insomma, una concentrazione del guadagno nelle mani dei più potenti, che hanno maggiori risorse per attutire l’urto della crisi. Le stime per i prossimi tempi, infatti, ci dicono che le medie società di consulenza perderanno l’11,6%, facendo un salto nel tempo di quattro anni e tornando alle medie del 2017. Le piccole perderanno il 17,9%, mentre il passivo registrato dalle microsocietà sarà catastrofico: -27,8%. Le grandi società possono sorridere: manterranno un fatturato stabile, con una crescita media dello 0,1% rispetto al 2019.

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