sabato 26 gennaio 2008

Giornata della memoria...

E’  difficile, nella Giornata della memoria, scrivendo del Lager di Auschvitz, per commemorarne la liberazione, avvenuta sessant’anni fa, non ripetere quanto già orrendamente noto, anche per aver visto le innumerevoli immagini su giornali e in televisione.

Affrontando questo ripugnante argomento sono, quindi,  cinicamente tentato di evidenziare, con  dettagli inediti, apparentemente tecnici, l’assurda abiezione di quella che fu una premeditata e continuativa operazione di pulizia etnica, ai danni di ebrei, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e semideficienti congeniti, programmata fin nei più piccoli dettagli, con precisione teutonica e  che si interruppe  grazie alla vittoria degli alleati sul nazismo .

 Chiedo pazienza  ai lettori  e scusa dell’aridità e della inadeguatezza del testo  al reale disvalore di quella che a noi appare oggi essere stata una ubriacatura folle e demoniaca e che invece fu un’operazione lucida e consapevole e quindi più sadicamente criminale.
 
Il Lager venne impiantato, nel maggio 1940, a Oswiecim , il cui nome venne germanizzato in Auschwitz, in vecchie caserme abbandonate dall’esercito polacco. L’ufficio centrale ”Lavori” della SS aveva già affidato, prima della sistemazione del campo, alla ditta Topf & Figli ( era una impresa specializzata nella cremazione in Germania) la creazione di un forno crematorio di concezione civile  (piano  Topf D 56552 del 15 dicembre 1939) con due formi a una camera incineratrice ad aria compressa, riscaldato a elettricità: ma la spesa risultò eccessiva e l’amministrazione delle SS  preferì sostituirlo  con un forno icineratore mobile, da campagna, a due muffole, riscaldato a nafta.

Ma il razionamento del combustibile fermò i forni Topf a nafta. L’ingegnere Kurt Prufer, lo specialista della Topf per incinerazione dei defunti, dovette prontamente adattare il progetto col riscaldamento dei forni a carbone coke: il forno fu montato nel luglio 1940 (l’italia fascista era entrata in guerra contro le nazioni della civiltà occidentale il dieci giugno 1940). La prima incinerazione di un detenuto ad Auschwitz  ebbe luogo il 15 agosto 1940. Questo modello di forno, simile a quello costruito a Buchenwald, si rivelò un successo  e le SS ne ordinarono un secondo, installato accanto a primo nel febbraio 1941. 

A metà settebre Auschwitz ebbe il terzo forno , a due muffole:il capitano delle SS Karl Bischoff , direttore della costruzione del nuovo campo (ampliamento a Birkenau) convocò l’ing.Prufer della Topf e nacque, da questo connubio di menti, il progetto di un nuovo edificio crematorio con una sala di incinerazione con 5 forni a tre muffole, con annessa carbonaia per il coke : otto mesi dopo quell’incontro ( 22 ottobre 1941) potevano essere incinerati 1440 cadaveri al giorno.
 
 Quantunque nel nostro immaginario collettivo il concetto   di ”forno”e  ” cremazione”  (in gergo tecnico ”incinerazione”) risulti opprimente e detestabile  perché assiomaticamente collegato all’idea conscia di una morte inferta con ferocia, con la totale distruzione anche della materia cadaverica, pure deve riconoscersi che non è questa la crudeltà e l’assurdità maggiore, trattandosi pur sempre di una tecnica diversa dall’inumazione, attualmente possibile per testamento( la cremazione, appunto) .

La vera crudeltà ( parola troppo vaga per definire la perversione implicita in questo tipo d’operazione) era quella di trasformare   persone vive (e, ricordiamo ancora non soltanto ebrei) in cadaveri da incinerire. Essa consisteva nella gassazione di esseri umani nelle apposite camere nelle quali, con varie tecniche, veniva introdotto il gas sterminatore , lo Zyclon-B, un insetticida fabbricato dalla ditta Degesch di Francoforte sul Meno, oppure l’acido cianidrico ( micidiale miscela di azoto, carbonio e idrogeno ) . Coloro che erano condotti a Auschwitz e destinati a essere uccisi, venivano divisi in due categorie :  gli abili al lavoro e gli inabili.

I primi venivano immatricolati con un tatuaggio all’avambraccio e costituivano la forza lavoro, gli altri erano ammazzati con gas cianidrico e incineriti.   Il capo supremo della SS, Himmler, ispezionò per la seconda volta il Lager di Auschwitz il 17 e 18 luglio 1942, mentre il tifo falciava 150 detenuti al giorno. Il 17 Himmler assistette ad una gassazione nel Bunker 2  e il  cantiere  dell’industria di carburante e caucciù di sintesi a Monowitz ( a sei chilometri dal campo) .

Il giorno successivo si rese conto della funzionalità del campo centrale , visitò i forni di incinerazione  e si compiacque della nuova ciminiera in costruzione indi ordinò al comandante Hoss  di portare l’effettivo del campo di prigionieri di Birkenau a 200.000, di vuotere le fosse piene di Birkenau incinerando i cadaveri.


Sorvoliamo su altri aspetti tecnici, sommamente raccapriccianti: ricordiamo che il capomastro della Topf ,Schultze  disse al suo direttore Prufer, col quale aveva assistito all’incinerazione di una sessantina di bambini, di non capire come dei neonati potessero essere nemici del Reich; e che nenissero bruciati nei forni che recavano lo stemma della stimata in tutto ilmondo e rispettabile Impresa Topf di Erfurt.

Prufer non rispose al suo capomastro e fece capire che era troppo tardi per ritirarsi da questo lavoro. (Prufer venne nel 1945 arrestato dagli Americani il 30 maggio, e il giorno successivo il titolare dell’ Impresa, Ludwing Topf, si suicidò. Le imprese tedesche che effettuarono la costruzione e il montaggi di camere per la gassazione criminale  e per la cremazione dei cadaveri, non furono informate del loro successivo utilizzo omicida da parte delle SS .

Quando scoprirono che non dovevano servire per disinfestazioni e cremazione di detenuti periti per morte naturale (tifo e altre malattie di massa) era troppo tardi per fare marcia indietro e le SS, per maggiore sicurezz  avevano fatto firmare un impegno a tenere segrete le clausole contrattuali negoziate. Questa regola, del resto, vige anche attualmente, in tutti i Paesi del mondo nelle industrie che lavorano per la difesa.

 
Il 27 gennaio 1945, come diciamo nel titolo, il diciannovenne soldato sovietico  Yakov Vincenko, entrò, strisciando sul fango frammisto a nevischio, nel Lager di Auscwitz sotto la scritta ”Arbeit macht frei” ( il lavoro ti rende libero) e ai suoi occhi si presentò una visione infernale : scheletri semoventi, con pelle rinsecchita, occhi lucidi e fissi  di morti viventi , inespressivi e perduti.... Quegli essere non toccavano cibo da sette giorni, dopo l’abbandono precipitoso del campo da parte delle SS,l’Armata rossa era in rapido avvicinamento nella sua ormai inesorabile avanzata.

Il soldatino russo, come lui stesso confessò, aveva ben veduto il maggiore aprile quel cancello ma ora credeva d’essere morto e di trovarsi nell’aldilà. Era su questa terra, nel bel mezzo dell’ Europa, sede di molteplici civiltà umanistiche, scientifiche, artistiche, filosofiche, letterarie.


Era nel cuore della civilissima Europa, non fra i tagliatori di teste del Borneo o fra i cannibali di qualche isola descritta da da De Foe o Swift o tra  antropofagi per esperire un rito come in racconto nero. Eppure c’era questo inferno, così a prima vista come una assurda allucinazione, poi sempre più realistico, cadaveri accatastati in orribili fosse comuni, camere per la gassazione di essere umani, forni per incinerare i cadaveri, tutto per una finalità luciferina. Ma perchè Dio ha permesso tutto ciò, dovette chiedersi il soldatino dell’armata rossa, accortosi che era vivo, che non sognava, che quello era un campo di sterminio ...

 
Ma come fu possibile  che le varie chiese (Cattolica, ortodossa, luterana, presbiteriana ecc) e che organismi internazionali, come la Croce Rossa, non s’accorgessero di tanti massacri ?  Possibile che il regime nazista avesse tanta perfezione nel nascondere visivamente i suoi orrori?

E il Papa, il Santo Padre, che di lì a pochissimi anni avrebbe scomunicato i comunisti, perché accettavano una teoria atea e materialista, dal suo alto magistero universale perchè taceva sul genocidio che era in atto da cinque anni?  E perchè, tranne che nel ghetto di Varsavia nell’agosto del 1944, quando l’Armata rossa, lì a due passi non intervenne, vergognosamente, non ci fu mai un moto di ribellione da parte delle vittime predestinate?

Si nascondevano, venivano nascoste, ma perché mai un timido tentativo d’organizzare almeno un clamore  che richiamasse l’attenzione dei popoli civili ?  ( fra i quali, duole dirlo, non ci saremmo stati noi italiani che, anzi, eravamo alleati con i camerati nazisti, a diffrenza di altri fascismi europei, come lo spagnolo e il portoghese, che restarono neutrali) Pongo interrogativi, vedete, incapace di dare risposte.
 
Il 27 gennaio viene celebrata la Giornata della Memoria e ad Auschwitz ci sarà il rappresentante del Papa : l’Arcivescovo di Parigi, cardinale Jean-Marie Lustiger , la cui madre in qull’inferno, morì uccisa da uomini  (ci ripugna chiamarli così) che negavano l’uguaglianza tra le razze umane e volevano operare una selezione etnica che grida vendetta:questa parola non è cattolica, ma si ritrova mille volte nella Bibbia, come l’ira di Dio su certe manifestazioni Il cardinale Lustinger era in gioventù un ebreo, convertitosi e ora eminente porporato: aveva giurato di non mettere piede ad Auschwitz, dopo essere stato una volta, ma obbedisce al Santoi Padre il quale non ha fatto una scelta casuale.

Ha scritto Lestinger :

 
Ricordiamoci dove conduce  la follia di chi crede di poter fare tutto disprezzando l’uomo.
                                                                      
Alfio Tarullo

 “Dio è morto e neanch’io mi sento tanto bene” è il titolo del nuovo spettacolo ...

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