Lettera congiunta di tre sindacati: "…per il Pronto Soccorso del P.O. Perrino di Brindisi non è stato dichiarato nessuno stato di emergenza. "

martedì 17 gennaio 2023
 - Pubblichiamo una lettera aperta sulla criticità del Pronto Soccorso del Perrino inviata al D.g.dell'Asl, Flavio M.Roseto, firmata congiuntamente dai tre sindacali: Anaao Assomed, Federazione Cimo-Fesmed e Aaroi-Emac -

“ È ormai cosa assodata che il Pronto Soccorso e molti altri reparti del P.O. Perrino di Brindisi versino in condizioni di assoluta criticità per una carenza di personale atavica e apparentemente irrisolvibile, come dimostra il dibattito acceso che rimbalza tra gli organi di informazione.
A tale riguardo, è importante fare una precisazione fondamentale. A differenza di quanto affermato in più di un’occasione, per la Asl di Brindisi e ancora più precisamente per il Pronto Soccorso del P.O. Perrino di Brindisi non è stato dichiarato nessuno stato di emergenza.

È vero: esiste la possibilità che un tale provvedimento sia preso in caso di eventi calamitosi e imprevisti, quando cioè si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e far fronte a danni e distruzioni.
Ne abbiamo avuto un esempio lampante negli scorsi anni, dove la pandemia ci ha insegnato cosa vuol dire vivere in uno stato di emergenza. Ma, come tutti i provvedimenti straordinari, lo stato di emergenza deve essere deliberato, secondo l’articolo 24 del decreto legislativo 1/2018, dal Consiglio dei Ministri su proposta del presidente d’intesa con le regioni interessate: da tale deliberazione vengono fissate le risorse per affrontare gli interventi più urgenti e la durata dello stesso (non superiore a 12 mesi).

Nel caso della Asl Brindisi, in merito alla situazione drammatica del Pronto Soccorso, non vige nessuno stato di emergenza ufficiale, nonostante le dichiarazioni sotto gli occhi di tutti: non c’è stata nessuna deliberazione del Consiglio dei Ministri, nessuna intesa con la Regione. Questo porta a una conseguenza gravissima: i provvedimenti presi per farvi fronte, in deroga alle indicazioni ministeriali, alle leggi vigenti e alle norme contrattuali, sono a tutti gli effetti illegittime e arbitrarie, al limite ingiustificate. 

Le scriventi organizzazioni sindacali rilevano questa situazione estremamente difficile che affligge l’intera Asl di Brindisi, ma ci tengono a sottolineare che il Pronto Soccorso non è il solo reparto in sofferenza e i provvedimenti presi finora per tamponare il problema – distrarre medici da altri reparti per riempire le caselle dei turni in ps – rappresentano l’esempio di una toppa che è peggiore del buco.
Come dimostrato, le conseguenze dello spostamento di personale rende invivibile il Pronto Soccorso, ma affligge gli altri reparti che perdono personale e diminuiscono inevitabilmente l’offerta sanitaria (vengono chiuse le prenotazioni, vengono rimandati interventi oncologici, per fare due esempi).

E analizzando questa situazione assurda e paradossale, chi ne sta veramente pagando le conseguenze è la cittadinanza tutta, che si vede depauperata dei servizi essenziali che invece dovrebbero essere garantiti. 

In questo tsunami che si sta abbattendo implacabile sulla sanità brindisina, la vera grande assente è la Regione, che ha abbandonato gli organi dirigenziali a loro stessi senza avanzare proposte praticabili, nonostante ci sarebbero delle strade da percorrere, se sono ce ne fosse la volontà. Ricordiamo che le criticità affliggono in egual misura sia la Provincia di Brindisi sia le altre dell’intera regione, creando una situazione drammatica che coinvolge ogni singola Asl.
Per questo ci sentiamo di suggerire che i provvedimenti da prendere debbano essere di livello ampio, regionale, appunto, e non solo locale. Si dovrebbe attivare un task force che coinvolga tutto il personale delle Asl, per arginare un problema che se cresce ancora rischia di travolgerci tutti. Se davvero si deve derogare alle norme, che siano quelle imposte sul tetto di spesa per affrontare più liberamente le assunzioni di personale in quelle specialità che producono un maggior numero di specialisti.

Finora non abbiamo visto nessuna vera volontà di affrontare un problema atavico che denunciamo da decenni, nessuna proposta concreta, ma solo piccoli vani tentativi di scaricare la patata bollente sempre più giù nella scala gerarchica. Con questo atteggiamento rischiamo solo di raggiungere il punto di non ritorno, in cui l’intera sanità pugliese imploderà e noi non potremo far altro che guardarla affondare. Impotenti.”

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