PRI Brindisi: il settore dei Sevizi Sociali abbandonato a se stesso

venerdì 3 febbraio 2023
 

Riceviamo e pubblichiamo nota del PRI di Brindisi

Le notizie che giungono dal settore dei Servizi Sociali sono estremamente preoccupanti: servizi ridotti all’osso, utenti che spesso rimangono privi di risposte, vessazioni nei confronti dei dipendenti delle cooperative cui sono affidati i servizi.

Un settore tra i più importanti della Amministrazione pare abbandonato a se stesso, privo oramai da quasi un decennio di un dirigente a tempo pieno e con competenze specifiche. Proprio per fare chiarezza nel settore era stata insediata una Commissione Consiliare di Inchiesta che avrebbe dovuto riferire al Consiglio Comunale sull’esito delle indagini e degli accertamenti svolti.

Purtroppo i lavori della Commissione sono stati boicottati al punto che il Presidente ha rassegnato le dimissioni.

Il risultato è che con sempre maggiore frequenza sugli organi di stampa compaiono lamentele degli utenti  e notizie sullo stato di agitazione proclamato da alcuni sindacati.

Purtroppo nel settore dei servizi sociali si sono sedimentati negli anni interessi che hanno impedito qualsiasi mutamento. Fin dall’inizio di questa consiliatura il nostro Capogruppo Gabriele Antonino ha richiamato, spesso inascoltato, l’attenzione su un  aspetto che a noi pare francamente il più rilevante: ossia la qualità dei servizi erogati e la loro rispondenza ai nuovi bisogni di fasce sempre più estese di popolazione. 

Non a caso avevamo auspicato una riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sociali sul nostro territorio per giungere alla definizione di un possibile organigramma capace di gestire tutta la rete dei bisogni dei cittadini riconducibile alle competenze della Amministrazione Comunale.

Tanto a fronte di una crisi economica strisciante, della fuga della popolazione giovanile verso altre realtà capaci di offrire migliori opportunità lavorative e di studio, della perdita di solidità delle strutture familiari, del dilagare di forme di devianza minorile e di tossicodipendenze che hanno fatto si che la domanda di servizi nel campo sociale aumentasse a dismisura a fronte di una struttura operativa e di una organizzazione gestionale rimasta sostanzialmente immutata negli anni.

La nascita di un Consorzio pubblico poteva servire a questo scopo. Specie se affidato ad una struttura manageriale cui delegare il compito di redigere una mappatura completa delle risorse organizzative presenti sul territorio, stimolando la crescita di quelle organizzazioni che possono veramente essere definite no-profit.

Non ci sembra, purtroppo, che si stia andando in questa direzione. Nel programma che sottoporremo agli elettori nelle oramai prossime consultazioni elettorali formalizzeremo la proposta di insediare una Consulta in cui siano inseriti i rappresentanti delle associazioni, cooperative sociali, patronati di assistenza, sindacati di categoria e associazioni dei familiari, facendo tesoro dei suggerimenti utili al buon funzionamento dei servizi sociali di emanazione comunale.

Tale organismo dovrà essere consultato anche nella fase di stesura dei piani di zona. Solo in tal modo l’Amministrazione potrà dare compiuta attuazione a quello che è il dettato principale della Legge 328 del 2000, ossia il principio di sussidiarietà inteso come un patto tra tutti gli attori del territorio.

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