Brindisi, porto: l’Asi contesta il nuovo Prp

lunedì 2 ottobre 2023
 

ASI: “Nostra la gestione delle aree retroportuali”. Intanto Enel Logistics muove i primi passi: si parla di centinaia di camion per l’agroalimentare

BRINDISI – Il consorzio Asi, a tre anni dall’avvio della pianificazione portuale, reclama la propria supremazia sulla gestione delle aree retroportuali. L’ente portuale, infatti, ha inserito nella bozza di Piano regolatore portuale la pianificazione di alcune aree contermini il demanio marittimo, così da garantire per le stesse l’applicazione di normative più favorevoli per gli investitori.

Alcuni esempi. La zona franca doganale di Enel esorbita dal demanio marittimo. Questo significa che gli insediamenti che si vorranno realizzare al suo interno dovranno sottostare ai vincoli imposti dal Piano paesaggistico territoriale regionale, tra i quali quello dell’impossibilità di costruire entro i 300 metri dal mare.

Un vincolo che è costato caro ad Eni Versalis, la quale qualche anno fa non ha potuto realizzare in pieno petrolchimico un impianto fotovoltaico galleggiante proprio perché l’opera era localizzata entro 300 metri dalla battigia. Ora, poiché l’autorizzazione Zes va in deroga al Pptr solo nelle aree disciplinate dal Prp, è facilmente comprensibile quali vantaggi avrebbero le aree retroportuali nel rientrare all’interno della pianificazione portuale. Altro esempio delle benefiche conseguenze legate alla disciplina di favore di cui godono le aree assoggettate al Prp riguarda, a sentire l’Authority, le semplificazioni per le procedure di deperimetrazione del Sito d’interesse nazionale.

Sulle aree di competenza dell’ente portuale, infatti, la richiesta di deperimetrazione, invece che passare dai perigliosi uffici del ministero dell’Ambiente, potrà essere avanzata presso l’Autorità portuale. Inoltre, l’autorizzazione unica per un investimento, se l’area dovesse rientrare nella pianificazione del Prp, sarebbe licenziata da un ente più prossimo come l’Autorità portuale, invece che passare da Roma (con il decreto Sud, infatti, è previsto un accentramento della governance).

Dall’Asi, però, la pensano diversamente, tanto che tra le osservazioni al Prp rilasciate in fase di Vas viene rivendicato che «la gestione e la programmazione delle aree all’interno degli agglomerati industriali (ossia le aree retroportuali, ndr) è di esclusiva competenza del consorzio Asi». Pertanto, «l’ingerenza normativa del Prp non può avere valore di pianificazione», concludono dal consorzio.

Resta da comprendere la posizione di Enel Logistics, che opererà su una zona franca doganale che per una parte, come detto, ricade entro i 300 metri dal mare. Il problema del superamento dei vincoli del Pptr potrebbe essere superato assoggettando l’area al Prp, ma un’altra soluzione potrebbe rivenire dall’adeguamento in corso del Piano regolatore dell’Asi al Pptr, che potrebbe consentire di superare la problematica.

I tempi, in questo caso, sono però incerti. Nel frattempo, iniziano a trapelare le prime indiscrezioni sugli investimenti che Enel Logistics ha in mente di realizzare. L’autorizzazione unica Zes dovrebbe giungere entro dicembre e si parla di un traffico di centinaia di camion al giorno per il trasporto di agroalimentare. Una voce che non trova conferme da Enel ma che fa comprendere come qualcosa inizi a bollire in pentola.

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