AIL Brindisi, grande soddisfazione per il progetto CAR-T dedicato a Mino Alba

mercoledì 6 marzo 2024

 Si tratta di un processo terapeutico molto complesso da tre mesi in atto presso l’Ematologia dell’Ospedale “Perrino”

BRINDNISI Il progetto CAR-T dedicato all’indimenticato presidente di AIL Brindisi Mino Alba e sovvenzionato con i fondi di AIL Brindisi è pienamente operativo. Da circa tre mesi, infatti, l’ospedale Perrino di Brindisi è attivo per terapie con CAR-T (chimeric antigen receptor T-cell therapies).

Si tratta di un processo terapeutico molto complesso che necessita di un Team multidisciplinare con Ematologi, Trasfusionisti, Farmacisti, Neurologi, Cardiologi, Intensivisti. L’Ospedale Perrino ha ottenuto l’autorizzazione a tali terapie dopo aver ottenuto la certificazione del CNT (Centro Nazionale Trapianti) per il trapianto allogenico e la certificazione internazionale JACIE (Joint Accreditation Committee ISCT and EBMT).

Visibilmente soddisfatta Carla Sergio, presidente della sezione brindisina dell’AIL, che con tutto il consiglio direttivo ha fortemente voluto e sostenuto questa grande sfida: “Abbiamo seguito con molto entusiasmo il percorso che ha portato il reparto di Ematologia dell'ospedale Perrino all'acquisizione del trattamento delle leucemie con la nuova terapia delle cellule CarT.

 Supportato anche con i fondi raccolti grazie alle campagne delle stelle di Natale e delle uova di Pasqua, abbiamo voluto che portasse il nome di Mino Alba, storico presidente della nostra associazione. Al dottor Domenico Pastore, primario ematologo e a tutto il team di collaboratori, il nostro sentito ringraziamento per questo grande traguardo raggiunto e l’augurio che quello brindisino possa diventare sempre più un centro di riferimento per l’intero Sud Italia”.

CAR-T è una terapia innovativa che viene attuata in pazienti con alcuni tipi di Linfoma non Hodgkin o di Leucemia Acuta Linfoblastica B che non rispondono alle terapie convenzionali. Il paziente effettua (presso in Centro Trasfusionale) una linfocitoaferesi cioè un prelievo di un tipo di cellule del sangue che sono i

linfociti. Questi poi vengono inviati presso Laboratori (al momento presenti solo in Olanda per i centri Europei e negli Usa per i Centri americani) dove vengono modificati geneticamente in modo da fargli produrre un recettore (CAR) in grado di riconoscere, attaccare e distruggere le cellule tumorali di quel paziente. Le cellule poi vengono trasportate presso il Centro che ha in cura il paziente e reinfuse.

“E’ quindi - spiega il dottor Domenico Pastore - al momento la massima espressione di Medicina personalizzata (perché può essere utilizzata solo in quel paziente) e di Medicina di precisione (perché colpisce solo le cellule tumorali). Tutto il processo CAR-T porta quindi alla produzione di un farmaco ”vivente” specifico per ogni paziente e in futuro potrebbe essere utilizzato anche per altri tipi di tumori del sangue”.

 

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