Brindisi snodo delle espulsioni: 30 migranti salpano verso il Cpr albanese

martedì 27 maggio 2025

BRINDISI – Si è alzata all’alba l’ancora della nave Spica della Marina Militare, salpata dal porto di Brindisi con una trentina di migranti a bordo e diretta verso Gjader, in Albania.

È lì che, nel nuovo Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) realizzato dal governo italiano su suolo albanese, saranno trattenute le persone trasferite, in attesa di una decisione definitiva sul loro destino.

 

È la prima missione effettiva di questo tipo, attuazione concreta dell’accordo stretto mesi fa tra Roma e Tirana. A bordo, uomini e donne di diverse nazionalità, alcuni dei quali erano precedentemente ospitati nel Cpr di Restinco, struttura già sotto pressione da mesi.

 

Se il Viminale parla di una "gestione ordinata e nel pieno rispetto delle normative", il clima attorno alla partenza è tutt’altro che sereno. Attivisti e politici di opposizione parlano apertamente di "deportazioni mascherate". A far discutere, soprattutto, sono le modalità del trasferimento: secondo testimonianze raccolte da europarlamentari presenti a Valona, i migranti sarebbero sbarcati con le mani legate da fascette, misura che la Marina giustifica come precauzione per evitare atti di autolesionismo.

 

Il centro di Gjader, sorto all’interno di una ex base militare, è pronto ad accogliere centinaia di migranti, ma la sua natura extraterritoriale solleva interrogativi giuridici: si tratta di territorio albanese o di una "zona franca" sotto controllo italiano? E soprattutto: quanto è compatibile tutto questo con il diritto europeo?

 

Intanto, alcuni legali hanno già annunciato ricorsi. Sullo sfondo, restano le immagini del porto di Brindisi: una nave militare, volti tesi, un carico silenzioso diretto verso un futuro incerto.

 

La città, crocevia strategico tra Europa e Balcani, si ritrova così al centro di una delle più controverse politiche migratorie italiane degli ultimi anni. E probabilmente, non sarà l’ulti

ma volta.

 

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