BRINDISI – ROMA – Si apre una nuova fase per il territorio brindisino, segnato per decenni dalla presenza della centrale a carbone Enel di Cerano, ormai prossima alla chiusura definitiva entro il 31 dicembre 2025. Mentre il processo di dismissione si avvia alla conclusione, il futuro produttivo e occupazionale della città si gioca oggi tra investimenti strategici, progettualità industriali e una chiara volontà istituzionale di imprimere una svolta concreta.
Il punto della situazione è stato tracciato a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si è svolta una nuova e operativa riunione del tavolo sulla decarbonizzazione di Brindisi. Presenti il ministro Adolfo Urso, la sottosegretaria Fausta Bergamotto, il dirigente dott. Teti, rappresentanti delle istituzioni locali, delle associazioni di categoria e dei sindacati. All’incontro ha partecipato anche l’on. Mauro D’Attis, promotore del tavolo, pubblicamente ringraziato per il lavoro svolto.
46 progetti già al vaglio di Invitalia
Durante la riunione è stato confermato che Invitalia sta valutando 46 progetti industriali che riguardano non solo Brindisi, ma anche i poli produttivi di Erchie, Mesagne e San Pancrazio Salentino. Secondo le prime stime, tali iniziative potrebbero generare 3.147 posti di lavoro diretti e 2.500 indiretti, per un totale di circa 5.650 nuove opportunità occupazionali. L’ammontare complessivo degli investimenti si aggira attorno ai 2 miliardi di euro, distribuiti nei settori dell’energia rinnovabile, ambiente, logistica, industria pesante e cantieristica navale.
Cerano: da sito a carbone a hub dell’innovazione
Parallelamente, la riconversione dell’ex centrale Enel di Cerano rappresenta il fulcro simbolico e operativo di questa trasformazione. Il MIMIT ha ricevuto oltre 50 manifestazioni di interesse, con proposte che puntano a valorizzare l’area attraverso progetti in energie rinnovabili, ICT, aerospazio, agroindustria, turismo sostenibile ed economia circolare.
Tra i principali progetti già annunciati:
Renexia: 1.300 nuovi posti nel settore eolico
BlueFloat – Nadara: 100 assunzioni permanenti e 6.000 in fase di costruzione
Brundisium Srl: 711 diretti + 133 indiretti nella nautica
Renesys Energy, Eemax, Vimit: circa 600 posti complessivi tra logistica, smart grid e manifattura verde
Sommando le cifre annunciate, l’impatto occupazionale totale stimato supera 8.800 posti di lavoro. Tuttavia, le stime ufficiali riportate nel tavolo di Roma convergono verso una cifra più prudente e consolidata: 5.650 nuovi occupati, tenendo conto della sostenibilità, della reale fattibilità e delle sovrapposizioni tra progetti.
Una risposta alla crisi occupazionale
La transizione non è solo energetica, ma anche sociale. Ad oggi, la centrale Enel impiega 277 lavoratori diretti e circa 500 dell’indotto. Il piano di decarbonizzazione e riconversione punta a salvaguardare questi posti e offrire nuove opportunità anche ai giovani e ai disoccupati del territorio.
“La sfida è ambiziosa ma concreta,” ha dichiarato il ministro Urso. “Attraverso questi progetti vogliamo non solo abbattere le emissioni, ma rilanciare Brindisi come polo produttivo avanzato del Mezzogiorno.”
Prossime tappe: Accordo di programma e avvio cantieri
Il percorso passa ora per la definizione di un Accordo di programma tra governo, Regione Puglia e imprese selezionate, che consentirà di avviare i primi cantieri già a partire dal 2026. Parallelamente, saranno attivati percorsi di formazione e riconversione professionale per i lavoratori coinvolti, in collaborazione con enti locali e università.
Brindisi cambia passo
Con un potenziale di oltre 5.650 nuovi posti di lavoro, 2 miliardi di euro di investimenti e un cambio radicale di paradigma industriale, Brindisi si candida a diventare un modello nazionale di riconversione post-carbone, capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e occupazione stabile.





















