Non si sentirà più quel lieve clic in via Cesare Battisti, quel suono discreto che fermava il tempo.
Brindisi ha perso oggi una delle sue voci più silenziose e profonde: Nino Zippo, fotografo, cronista per immagini, artigiano di attimi irripetibili. Aveva 88 anni, ma l’età in lui sembrava non esistere. Fino a poco tempo fa lo si trovava lì, nello studio che era diventato casa e museo, rifugio e bottega: il suo regno fatto di carta, luce, pellicole e memoria.
Chi ha vissuto a Brindisi negli ultimi settant’anni, anche solo per un frammento, è passato davanti alle sue fotografie. Ha rivisto un volto, un gesto, una partita, una festa. E non sempre sapeva che dietro c’era lui: Nino, con la macchina al collo, i pensieri rivolti all’inquadratura giusta e quel talento raro di non invadere mai la scena. Solo raccontarla, con rispetto.
La sua storia inizia negli anni Cinquanta, accanto al maestro Carmelo Gualtieri. Ma non è solo la storia di un fotografo. È quella di un uomo che ha scelto di restare fedele a una città, osservandola senza giudicarla, mettendosi al servizio della sua memoria visiva. Il suo obiettivo ha attraversato decenni, guerre fredde, speranze calde, albe e tramonti di intere generazioni. Non cercava la notizia: cercava l’autenticità. E la trovava, sempre.
Le sue immagini non erano solo belle: erano giuste. Vere. Un bambino che ride, un canestro che entra, una sposa che esce dalla chiesa, un politico che promette, un anziano che aspetta. Tutto finiva dentro i suoi archivi con la stessa dignità. Perché per Nino, ogni vita meritava uno scatto.
Brindisi lo ha celebrato più volte, ma non abbastanza. Ha ricevuto premi, applausi, riconoscimenti. E lui, con la solita umiltà, sorrideva appena. Non c’era vanità in lui, solo gratitudine.
Ora resta il vuoto. Ma anche un dono enorme: un archivio di emozioni che non ingialliscono. Le sue foto ci guarderanno ancora, e ci chiederanno silenziosamente di ricordare chi eravamo.
A sua moglie, ai figli, ai tanti che hanno condiviso con lui un pezzo di strada, va il pensiero più profondo. Ma a noi resta un compito: custodire quello che ci ha lasciato, che è molto più di immagini. È amore per una città.
Addio Nino. Non serve più scattare: ci hai già regalato l’eternità.





















