Brindisi: Enrico Loverso, col suo Ulisse, apre la nuova edizione di “Verdi in Città”

martedì 15 luglio 2025

Nessun mito regge al ritorno. Quando finisce il viaggio comincia la verità.

Domenica 20 luglio alle ore 21, in piazza Duomo a Brindisi, di fronte al museo archeologico “Francesco Ribezzo”, va in scena “Itaca per sempre”, con Enrico Lo Verso e Alessia D’Anna, per la regia di Alessandra Pizzi.

Alle ore 20.30 la compagnia incontra il pubblico.

 È il primo appuntamento della rassegna estiva di musica e teatro “Verdi in Città”, giunta alla terza edizione e organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e la collaborazione di Puglia Culture e del Polo Biblio-Museale di Brindisi.

L’ingresso è libero. Al termine dello spettacolo, il pubblico sarà invitato a una degustazione di vini a cura delle cantine “Otri del Salento” e “Vignuolo”.

“Itaca per sempre”, rilettura teatrale del romanzo di Luigi Malerba, comincia là dove l’Odissea finisce: quando Ulisse torna a casa. Ma il suo non è un ritorno trionfale. Nessuna festa, nessuna riconciliazione. Solo silenzi, esitazioni, sguardi che non trovano appiglio. È la storia di due persone che si sono aspettate a lungo e che ora faticano a riconoscersi. Ulisse è un uomo cambiato. Non ha più la sicurezza di chi parte, né l’ardore di chi combatte. È stanco, diffidente, disilluso. Porta addosso i segni del viaggio ma anche quelli di un’identità che si è sgretolata lungo il cammino. Penelope non è la figura statica e devota che la tradizione ha cristallizzato. È una donna lucida che ha imparato a vivere nell’assenza.

 Quando lui torna, lo riconosce subito ma sceglie di fingere. Asseconda il gioco di Ulisse che si presenta come uno sconosciuto e lo conduce fino al limite, senza cedere. Inizia così un sottile confronto, fatto di parole trattenute, strategie, attese, smentite.

La scrittura di Malerba, ironica e tagliente, è una lama che incide la superficie del mito. Lo smonta con precisione, pezzo dopo pezzo, per mostrarne l’ossatura umana. E Alessandra Pizzi, con una regia asciutta e rigorosa, fa di questo testo un campo di tensione emotiva in cui ogni gesto ha un peso, ogni silenzio diventa parola. La scena è spoglia, essenziale. Lo spazio è quello di una casa qualsiasi dove due persone provano a ricostruire un linguaggio comune dopo troppa distanza. I costumi sono atemporali. I corpi parlano quanto le battute. È l’esitazione la cifra emotiva di questo spettacolo: il passo incerto di chi non sa più dove mettere i piedi, nemmeno in casa propria.

Lo Verso e D’Anna si muovono con precisione dentro questa dinamica. Lui tratteggia un Ulisse vulnerabile, tormentato, a tratti impaurito. Lei dà a Penelope una fermezza che non è durezza ma consapevolezza. I due si osservano, si parlano, si feriscono. Cercano di ritrovarsi ma non sanno più come. La distanza non è solo geografica, è interiore. Non è la lontananza dei corpi ma quella delle aspettative, delle immagini che ciascuno si è fatto dell’altro. È lo scarto tra ciò che si desiderava e ciò che si trova davvero.

A sostenere la tensione drammaturgica, la musica dal vivo di Mirko Lodedo: partiture originali che accompagnano il racconto sottolineando la frattura, la nostalgia, il dialogo tra Ulisse e Penelope. Il suono diventa l’invisibile che scorre tra i silenzi, i gesti, le attese. “Itaca per sempre” mostra ciò che accade quando la fine del viaggio non coincide con l’inizio della pace. Quando il ritorno non basta a sanare le fratture. Quando l’amore, per quanto forte, non è sufficiente a ricucire le identità spezzate. È un racconto che disinnesca l’eroismo e lo sostituisce con la vulnerabilità.

 Che rinuncia al simbolo per restare ancorato alla materia viva delle relazioni. Ed è forse questo il suo potere: dire qualcosa di noi, delle nostre storie, dei nostri ritorni. Chiunque abbia aspettato qualcuno, chiunque sia stato lontano, chiunque abbia provato a tornare – e abbia scoperto che nulla è come prima – si ritroverà in questo dialogo teso, in questa ricerca muta, in questa malinconia che non si lascia spiegare. Perché Itaca non è un luogo. È una possibilità. E qualche volta, una possibilità mancata.

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