Un tempo cuore pulsante della fede e della vita religiosa brindisina, oggi il Santuario di Santa Maria del Casale versa in condizioni di preoccupante abbandono. A lanciare l’allarme sono i membri della comunità parrocchiale, sempre più scoraggiati dall’indifferenza e dall’inerzia delle istituzioni.
Il degrado è visibile e crescente: sporcizia ovunque, animali che si aggirano indisturbati – topi grandi quanto gatti, riferiscono alcuni fedeli – e volatili che hanno trovato rifugio all’interno della chiesa, lasciando escrementi e segni del proprio passaggio su banchi e pavimenti. A nulla sono servite, finora, le segnalazioni inviate a più riprese. La risposta ricevuta è sempre la stessa: “I lavori inizieranno a breve”. Ma quel “breve” sembra ormai un concetto svanito nel tempo.
L’assenza di interventi concreti ha avuto un impatto profondo anche sulla partecipazione: celebrazioni ridotte al minimo, sacramenti celebrati altrove, crollo delle entrate, volontari esausti. “Non ce la facciamo più”, ammettono alcuni parrocchiani. “Abbiamo fatto il possibile, ma ora siamo soli”.
La comunità ha chiesto un’assemblea parrocchiale, ha cercato un dialogo con il Vescovo, ma tutto è rimasto lettera morta. Il senso di abbandono è così profondo che qualcuno ipotizza, con amarezza, di rivolgersi direttamente al Santo Padre per ottenere attenzione.
Il Santuario di Santa Maria del Casale non è solo un edificio: è un pezzo di storia, un simbolo spirituale e culturale per l’intera città. Ha accolto generazioni di fedeli, accompagnato matrimoni, funerali, battesimi, momenti di gioia e di dolore. E oggi, semplicemente, chiede di non essere dimenticato.
L’appello dei cittadini è chiaro: servono risposte, non promesse. Servono gesti concreti, non altri silenzi. La comunità è pronta a collaborare, a raccontare, a riaprire le porte a chi voglia comprendere e dare una mano. Ma il tempo delle attese è finito.
Santa Maria del Casale non può morire nel silenzio.





















