Un colpo ben studiato, ma durato meno di un’ora. Un camion rubato in pieno giorno da un cantiere edile a Merine, alle porte di Lecce, è stato recuperato grazie al tracciamento GPS che ha guidato la polizia fino all’ingresso di Brindisi, dove i ladri sono stati costretti ad abbandonare il mezzo e a dileguarsi.
Il furto si è consumato nel pomeriggio di sabato 19 luglio. I malviventi, approfittando di un momento di distrazione del personale di cantiere, sono riusciti a salire a bordo di un Iveco Daily cassonato e a partire verso nord. Pensavano di farla franca, ma non avevano fatto i conti con la tecnologia: sul veicolo era infatti attivo un sistema GPS avanzato, che ha segnalato in tempo reale ogni spostamento.
Il titolare della ditta, accortosi dell’ammanco, ha subito allertato le forze dell’ordine. Da lì è scattata l’operazione coordinata dalla Polizia Stradale, che ha incrociato i dati del tracciamento e ha raggiunto il mezzo sulla SS613 Lecce-Brindisi, all’altezza di un’area di sosta nei pressi dello svincolo industriale della città.
Recupero lampo, nessun inseguimento, nessun danno. Il camion è stato restituito al proprietario già poche ore dopo. Non sono stati eseguiti arresti sul momento, ma la Polizia sta analizzando filmati e celle telefoniche per risalire agli autori del furto. L’ipotesi è che si tratti di un gruppo specializzato nella ricettazione di mezzi da cantiere, particolarmente attivo tra Lecce e Brindisi.
“Ancora una volta la tecnologia si è rivelata l’arma più potente contro la criminalità”, dichiarano fonti investigative. “Chi pensa di colpire impunemente nel settore dei trasporti o dell’edilizia oggi deve sapere che ogni movimento può essere tracciato.”
Il caso è diventato emblematico di come un piccolo accorgimento tecnologico – un GPS da poche centinaia di euro – possa salvare migliaia di euro di attrezzature e giorni di lavoro.
Il furto di mezzi da lavoro è una delle forme più diffuse di microcriminalità organizzata nel Sud Italia, con veicoli che spesso vengono smontati o rivenduti nel mercato nero. Tuttavia, casi come questo dimostrano che con l’uso delle tecnologie giuste è possibile contrastare in modo efficace anche le bande più esperte.
Le indagini proseguono. Gli inquirenti stanno verificando se il mezzo fosse diretto verso un capannone nascosto nella zona industriale, dove avrebbe potuto essere “ripulito” e destinato a nuovi utilizzi illegali.





















