I lavoratori della Revisud annunciano azioni legali contro i curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Brindisi, accusati di aver gestito in modo approssimativo la liquidazione giudiziale, aggravando le difficoltà economiche e sociali di chi era impiegato nell’azienda.
Secondo quanto denunciato dal Sindacato Cobas, i curatori non avrebbero adottato alcuna misura a tutela dei dipendenti, né in qualità di lavoratori né come creditori privilegiati, limitandosi a sospensioni improprie e a una conduzione che – sempre secondo il sindacato – avrebbe spinto molti alle dimissioni per giusta causa, riducendo così anche i periodi di accesso alla Naspi.
La procedura di licenziamento collettivo si è conclusa senza accordo sindacale, e solo ora i dipendenti potranno accedere alla disoccupazione, dopo mesi senza stipendio. Contestata anche la mancata attivazione della Cassa Integrazione Straordinaria (Cigs), nonostante un’istanza inizialmente presentata dai curatori stessi e il parere favorevole del comitato dei creditori.
Il Cobas sottolinea inoltre i dubbi sulle circostanze che hanno portato alla chiusura dell’esercizio di impresa e alla mancata concretizzazione del fitto di ramo d’azienda, definito come “sabotato”. Una scelta che, secondo il sindacato, ha escluso i lavoratori da tutele fondamentali e dai programmi di ricollocazione legati ai futuri investimenti per la decarbonizzazione dei siti Enel e Versalis, dove gli addetti Revisud avevano sempre operato.
La società, storica realtà della manutenzione meccanica nel petrolchimico e nelle centrali elettriche brindisine, era stata dichiarata fallita nell’ottobre scorso con un buco di oltre 50 milioni di euro. Un dissesto che – evidenzia il sindacato – solleva interrogativi sulla mancata vigilanza degli ultimi anni e sui danni che potrebbero aver subito anche enti come Agenzia delle Entrate, Inps e Inail.
“Questa gestione della liquidazione giudiziale è stata deleteria – dichiara il rappresentante Cobas Cosimo Quaranta –. I lavoratori hanno subito danni economici ed esistenziali e ora hanno tutte le ragioni per chiedere un risarcimento. Saremo al loro fianco in ogni sede per la difesa dei diritti e degli interessi di chi è stato penalizzato da questa vicenda”.
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