SAPPE, carcere di Brindisi: " Ora basta chiediamo l’intervento del signor Prefetto e dei parlamentari  nazionali e regionali"

giovedì 18 settembre 2025

Nei prossimi giorni il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria,  invierà un accorato appello con richiesta di aiuto  al signor Prefetto di Brindisi , al  signor Sindaco, al dirigente generale dell’ASL, nonché ai parlamentari nazionali e regionali brindisini, poiché la situazione  del carcere cittadino che finora era stato gestito con grande difficoltà e professionalità a seguito  delle gravi  carenze organiche  della polizia penitenziaria  rischia di esplodere con effetti  pericolosi non solo per il penitenziario, ma anche per il territorio, poiché si trova in luogo molto abitato.                          

Le motivazioni che hanno portato il penitenziario Brindisino sul baratro sono essenzialmente:                                      

    1-sovraffollamento dei detenuti; 2- grave carenza organico polizia penitenziaria; 3- gestione sanitaria dei detenuti; 4-utilizzo dei  droni per far entrare nel carcere materiale proibito.

Per quanto riguarda il sovraffollamento dei detenuti, allo stato il carcere di Brindisi ospita quasi 230 detenuti per appena 120 posti, per cui si  supera il 190%(uno tra i più alti della nazione).                  In più occasioni il SAPPE ha invitato l’amministrazione  penitenziaria  a sfollare il carcere, inutilmente.                    

 Se a questa emergenza  aggiungiamo  la carenza di poliziotti  la situazione diventa bollente.                                  

 Infatti per gestire 160 detenuti circa l’organico della polizia penitenziaria previsto  è di meno di 140 unità.                           

  Allo stato  sarebbero amministrati circa  120 poliziotti che devono  gestire quasi il doppio dei detenuti, senza considerare che da questo numero bisogna togliere il personale assente poichè  stressato da turni di 9/12 ore e più; poliziotti che stanno andando in pensione; unità  di polizia penitenziaria utilizzate sia per i servizi di traduzione e piantonamento di detenuti all’ospedale, che per i rimanenti servizi anch’essi importanti.                                       

 Alla fine   il numero degli addetti nelle sezioni detentive scende paurosamente, per cui ci si ritrova nelle ore serali e notturne  non più di 9 poliziotti(senza malattie) che  gestiscono l’intero carcere compresi i 230 detenuti.                          

  In questo contesto entra il gioco la gestione sanitaria del carcere da parte dell’ASL per cui si assiste a tanti ricoveri urgenti  di detenuti che poi non si rivelano tali; a molte visite specialistiche in strutture sanitarie diverse, per cui tanti ristretti escono giornalmente dal carcere, anche sottoscorta, creando un ulteriore pericolo  alla  sicurezza del territorio, considerato che in qualsiasi momento  potrebbero accadere eventi critici quali tentativi di evasione da parte dei detenuti(fatti accaduti a lecce, foggia, ecc.ecc.), oppure regolamento di conti da parte di rivali.                   

  Il SAPPE  non vuole certo entrare nella gestione sanitaria dei detenuti, ma non può far finta di nulla nel verificare  che i  ricoveri urgenti in ospedale di detenuti “moribondi” che arrivati al pronto soccorso si sono rivelati  codice verde o bianco,  hanno generato attese di ore dei  detenuti e dei poliziotti di scorta, mentre il carcere rimaneva sguarnito.                   

   Ci viene riferito che queste situazioni  sarebbero  frequenti  soprattutto nelle ore serali e notturne e farebbero precipitare il carcere di Brindisi  sotto i livelli minimi di sicurezza, poiché dalle 9 unità si scenderebbe a 4/5 a gestire l’intero penitenziario.                                                                                                             

 Vogliamo ricordare che la legge prevede che  i detenuti devono uscire dal carcere per  gravi motivi , per cui ci chiediamo il perché non   funziona il servizio di telemedicina oppure non si incrementa il numero di specialisti da inviare all’interno del carcere? Il SAPPE ritiene che i detenuti debbano essere curati, ma solo se stanno male Discorso a parte riguarda la gestione dei detenuti  con problemi psichiatrici, molti di questi  veri “pazzi” che sono praticamente abbandonati a se stessi, per cui spesso in preda alla follia danno luogo ad episodi di aggressione ad altri detenuti o poliziotti(ne hanno sfregiato uno l’altro giorno), autolesionismo estremo con incendio delle stanze in cui sono ristretti, oppure tentare il suicidio.                                                                                          

         La legge prevede per questi soggetti un controllo  sanitario particolare  cosa praticamente inesistente.                                  

  Tutte le situazioni finora elencate purtroppo fanno il gioco della delinquenza  che le sfrutta  per far entrare nel carcere droga e telefonini utilizzando la tecnologia come i droni che non possono essere avvistati poiché sul muro di cinta non c’è nessuno, e nemmeno dal personale nelle sezioni detentive  che viene impiegato in più posti di servizio contemporaneamente  per 9/12 ore e più.      Nonostante ciò con  la professionalità, il coraggio  e l’abnegazione dimostrata  dai poliziotti si riesce  a sequestrare molto del materiale che entra, ma senza aiuto da parte del DAP  è una partita persa.                       Proprio per questo il SAPPE chiederà al Prefetto di Brindisi  che ha la responsabilità della sicurezza del territorio e dei cittadini di proporre le iniziative ritenute necessarie acchè l’amministrazione penitenziaria  si occupi di Brindisi al più presto possibile, e nel contempo convochi un tavolo con le parti interessate, (Amministrazione penitenziaria, ASL, sindacato), per trovare delle soluzioni che portino degli aggiustamenti nella gestione del servizio sanitario ai detenuti.

Ai parlamentari nazionali e  regionali pugliesi chiediamo in maniera ”bipartisan” di accogliere questo grido di aiuto lanciato dal SAPPE,  ed investire la politica affinchè  il problema del carcere di Brindisi venga  risolto, anche perché in questo modo oltre a rimetterci i lavoratori,  si  violano i diritti anche  dei detenuti a cui  vengono negate le opportunità previste dall’articolo 27 della costituzione( reinserimento condannato).  

 

SAPPE

Segretario Nazionale 

Federico Pilagatti

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