Morte al Pronto soccorso del “Perrino”: medico rinviato a giudizio per il decesso di un paziente

venerdì 16 gennaio 2026

BRINDISI – Sarà un processo a fare piena luce sulla morte di Gianpiero Romano, il 60enne di San Pietro Vernotico deceduto il 1° ottobre 2023 dopo essere giunto al Pronto soccorso dell’ospedale “Antonio Perrino” di Brindisi. Il gup del Tribunale di Brindisi ha infatti disposto il rinvio a giudizio di un medico di 69 anni, in servizio quella sera, chiamato a rispondere di omicidio colposo in ambito sanitario.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo si era presentato inizialmente presso il Presidio territoriale di assistenza (PTA) di San Pietro Vernotico lamentando dolore toracico e al braccio sinistro, sintomi compatibili con una possibile patologia cardiaca acuta. Dopo i primi accertamenti, il paziente fu trasferito al “Perrino” per ulteriori valutazioni.

Nel corso della permanenza in ospedale, tuttavia, le condizioni di Romano sarebbero peggiorate rapidamente, fino al decesso avvenuto in serata per un infarto. Ai familiari, secondo quanto emerso, la notizia della morte sarebbe stata comunicata solo successivamente, alimentando dubbi e interrogativi sulla gestione clinica del caso.

L’indagine della Procura si è basata anche sulle consulenze medico-legali, che avrebbero evidenziato criticità nel percorso diagnostico e terapeutico adottato. In particolare, secondo l’accusa, il paziente avrebbe dovuto essere sottoposto a un monitoraggio più stringente, con ricovero immediato in un reparto specialistico, come la terapia intensiva cardiologica, ed esami invasivi tempestivi, tra cui la coronarografia.

I consulenti ritengono che il rispetto delle linee guida previste per i casi di dolore toracico ad alto rischio avrebbe potuto aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza del paziente. Tesi che saranno ora vagliate nel contraddittorio processuale.

Il giudice ha fissato l’inizio del processo per il 7 settembre 2026. Come previsto dalla legge, il rinvio a giudizio non equivale a una condanna, ma rappresenta il passaggio con cui il tribunale ritiene che vi siano elementi sufficienti per affrontare il dibattimento.

La vicenda ha riacceso l’attenzione sul tema della sicurezza delle cure e dell’organizzazione dei pronto soccorso, soprattutto nei casi di emergenza cardiologica, nei quali tempestività e correttezza delle decisioni cliniche possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Ora la parola passa all’aula di giustizia, dove saranno valutate responsabilità individuali e procedure adottate, nel rispetto dei diritti delle parti coinvolte e del dolore dei familiari della vittima.

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