MESAGNE – Un sistema usuraio andato avanti per anni, con tassi d’interesse esorbitanti e minacce aggravate dal metodo mafioso. All’alba di oggi la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un pregiudicato di Mesagne, già condannato in passato per associazione mafiosa.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’uomo è indagato, in concorso, per usura aggravata dal metodo mafioso.
L’operazione conclude un’articolata attività investigativa coordinata dalla Dda di Lecce e condotta dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Mesagne. Le indagini, avviate nell’ottobre 2024, hanno permesso di ricostruire un presunto sistema usuraio attivo dal 2020 fino al giugno 2025.
Secondo quanto emerso, l’indagato avrebbe sfruttato la forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, evocando referenze criminali e minacciando ritorsioni per ottenere il pagamento di interessi usurai. In un caso documentato, a fronte di un prestito di 2.500 euro, sarebbero stati pretesi oltre 20mila euro di interessi, con un tasso del 192% e un Teg del 493%. In un altro episodio, per 3mila euro concessi, la vittima avrebbe restituito 24mila euro, con un tasso del 180% e un Teg del 435%.
Le modalità di riscossione erano rigide: le vittime avrebbero dovuto versare ogni mese circa 400 euro, cifra che poteva salire a 600 in caso di ritardi, depositando il denaro contante nella cassetta delle lettere dell’abitazione dell’indagato. A garanzia del debito, venivano imposte cambiali firmate in bianco, poi sequestrate dagli investigatori durante le perquisizioni. L’unica possibilità di chiudere la posizione debitoria sarebbe stata la restituzione in un’unica soluzione dell’intero capitale iniziale.
Le indagini, condotte attraverso osservazioni, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, avrebbero messo in luce la spregiudicatezza dell’uomo, che nelle conversazioni captate definiva l’usura un vero e proprio “mestiere”, vantandosi con i familiari dei profitti illeciti ottenuti. In caso di ritardi nei pagamenti, le vittime sarebbero state minacciate con il possibile intervento di esponenti della criminalità organizzata.
Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito nella casa circondariale di Brindisi, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.





















