Si allarga in Puglia il fronte della preoccupazione per il futuro dei lavoratori impiegati nei call center legati alla commessa Enel. Secondo quanto denunciato nelle ultime ore dal Partito Democratico, circa 2.500 addetti tra le province di Bari, Taranto e Lecce rischierebbero di vedere compromessa la propria occupazione a causa della progressiva introduzione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale e delle incertezze legate ai nuovi appalti.
Al centro della vertenza ci sono le attività di front office e back office svolte dagli operatori per conto del colosso energetico. Se sul versante amministrativo si teme una riduzione dei volumi di lavoro, è soprattutto la futura gara d’appalto per l’assistenza diretta ai clienti a destare allarme tra sindacati e rappresentanze politiche.
Le rassicurazioni arrivate finora da Enel non sembrano aver dissipato i dubbi sul destino dei dipendenti coinvolti. Il timore, infatti, è che la crescente automazione dei servizi possa tradursi in una drastica riduzione del personale umano impiegato nelle attività di assistenza.
A intervenire sulla questione è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Cosimo Borraccino, che ha puntato l’attenzione sul tema della transizione tecnologica e delle sue ricadute sociali. Secondo l’esponente dem, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non può trasformarsi in uno strumento per comprimere l’occupazione, soprattutto in un territorio già segnato da difficoltà economiche e precarietà lavorativa.
Per questo motivo è stata presentata una mozione in Consiglio regionale con l’obiettivo di aprire un confronto diretto con l’azienda e individuare soluzioni capaci di garantire continuità occupazionale ai lavoratori coinvolti.
La richiesta che arriva dal mondo politico e sindacale è quella di accompagnare l’innovazione digitale con adeguate garanzie sociali, evitando che il processo di modernizzazione finisca per scaricare i propri effetti su migliaia di famiglie pugliesi.





















