Maxi operazione anti streaming pirata anche in Puglia: nel mirino una rete illegale da 300 milioni di euro

martedì 26 maggio 2026

C’è anche la Puglia tra le regioni coinvolte nella maxi operazione contro lo streaming pirata coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dalla Guardia di Finanza su scala nazionale. Gli investigatori hanno eseguito oltre cento perquisizioni in diverse città italiane per smantellare una presunta rete altamente organizzata accusata di trasmettere illegalmente contenuti delle principali piattaforme televisive e musicali.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe “Cinemagoal”, un sistema ritenuto molto più evoluto del tradizionale “pezzotto”. Secondo quanto emerso dalle indagini, il software sarebbe stato installato direttamente sui dispositivi degli utenti e collegato a server esteri capaci di decodificare i segnali protetti di servizi come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify, ritrasmettendoli poi illegalmente online.

Gli investigatori parlano di una struttura tecnologica sofisticata, progettata per rendere difficile l’identificazione degli utenti finali e aggirare i controlli delle piattaforme ufficiali. Il sistema, promosso sul web come più stabile e sicuro rispetto alle comuni IPTV illegali, avrebbe consentito una sorta di “streaming fantasma”, difficilmente rintracciabile attraverso i normali indirizzi IP.

Nel corso dell’operazione, che ha coinvolto circa 200 finanzieri, sarebbero stati individuati oltre settanta rivenditori attivi in tutta Italia, compresa la Puglia. Gli abbonamenti venivano venduti a prezzi compresi tra 40 e 130 euro l’anno, spesso tramite criptovalute o conti esteri.

Con il supporto di Eurojust, sono stati eseguiti sequestri anche in Francia e Germania, dove sarebbero stati localizzati parte dei server utilizzati dalla rete. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato dispositivi elettronici, documentazione e infrastrutture informatiche che ora saranno analizzate per ricostruire l’intera organizzazione e individuare ulteriori responsabili.

Secondo una prima stima investigativa, il danno economico provocato dal sistema illecito ammonterebbe a circa 300 milioni di euro. I primi mille utenti identificati rischiano sanzioni amministrative comprese tra 154 e 5mila euro.

L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e tutte le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nel corso dei successivi sviluppi giudiziari.

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