Un presunto sistema di sfruttamento della manodopera agricola è stato scoperto dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Brindisi nell'ambito di una serie di controlli mirati al contrasto del caporalato nelle campagne. L'attività investigativa, definita dagli stessi militari un'indagine "lampo", ha portato all'arresto in flagranza di reato del legale rappresentante di una cooperativa, accusato di aver approfittato dello stato di bisogno di alcuni braccianti agricoli impiegati in terreni situati tra le province di Brindisi e Taranto.
L'operazione è stata condotta con il supporto del personale dell'Ispettorato del Lavoro e dei Carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i lavoratori sarebbero stati costretti a svolgere turni di circa dieci ore al giorno percependo una retribuzione inferiore alla metà di quella prevista dal Contratto collettivo nazionale di settore.
A questo si sarebbe aggiunta una trattenuta giornaliera di cinque euro per l'alloggio messo a disposizione dall'indagato. I militari hanno individuato il casolare rurale utilizzato come dormitorio, riscontrando condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie: presenza di muffe, servizi igienici non funzionanti e assenza di riscaldamento. Secondo quanto emerso dalle indagini, i braccianti erano costretti a bruciare rifiuti in un camino per riscaldarsi, respirando così fumi potenzialmente nocivi, e dormivano su materassi recuperati nelle campagne circostanti.
Al momento sono stati identificati due lavoratori sfruttati, entrambi impiegati in nero, senza contratto, senza visite mediche preventive e senza aver ricevuto alcuna formazione in materia di sicurezza sul lavoro. Una situazione che, secondo gli accertamenti, li esponeva a elevati rischi di infortunio, anche perché utilizzavano attrezzature pericolose, tra cui seghe circolari, senza adeguata preparazione. Uno dei due braccianti è risultato inoltre privo del permesso di soggiorno necessario per l'attività lavorativa.
L'inchiesta ha preso avvio alla fine dello scorso marzo, dopo la denuncia presentata da un terzo bracciante agricolo che avrebbe subito analoghe condizioni di sfruttamento.
Su disposizione del magistrato di turno della Procura della Repubblica di Brindisi, il rappresentante legale della cooperativa è stato posto agli arresti domiciliari. Contestualmente sono stati sequestrati il veicolo utilizzato per il trasporto dei lavoratori e il casolare adibito ad alloggio. Nel corso dell'operazione sono state inoltre contestate sanzioni amministrative e ammende per un importo complessivo di circa 20 mila euro.
Come previsto dalla normativa vigente, si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l'indagato deve essere considerato presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.





















