Brindisi, l’Arcivescovo Intini scuote la città: «Quanto resta della tua notte? La politica spende troppe energie per conservare il potere»

domenica 6 settembre 2026

Un esame di coscienza collettivo, proprio nel giorno in cui Brindisi celebra i suoi Santi Patroni. Monsignor Giovanni Intini sceglie parole severe e chiama in causa politica, cittadini, Chiesa e istituzioni, indicando ciò che ancora impedisce alla città di uscire dalla sua “notte”.

Il filo conduttore del messaggio pronunciato sabato 5 settembre arriva dal profeta Isaia: «Sentinella, quanto resta della notte?». Intini fa sua quella domanda e la porta nel presente: «Brindisi, quanto resta della tua notte?». Da qui parte una lettura della città che alterna denuncia e speranza, senza risparmiare alcuni affondi molto duri.

Tra i primi bersagli c’è una Brindisi che, secondo l’Arcivescovo, continua a non trovare una direzione comune. Intini parla dell’«incapacità di costruire una visione unitaria di città» e invoca il coinvolgimento delle «forze sane, creative, produttive». Poi pone una domanda ancora più esplicita: «Fino a quando si continuerà a rattoppare il vestito vecchio di una visione frammentata, legata a interessi di parte, a passerelle che sono distanti dai reali problemi della gente?».

È soprattutto alla politica che arriva uno dei richiami più pesanti. L’Arcivescovo denuncia la sua «autoreferenzialità» e le energie impiegate «per la conservazione del potere», anziché nell'amministrazione e nella risposta ai bisogni della comunità.

Accanto alla politica c’è il problema della legalità. Intini riconosce «l’encomiabile lavoro della Magistratura e delle Forze dell’ordine», ma avverte che a Brindisi esiste ancora spazio per una «rete del malaffare, che è viva e vegeta» e che finisce per sottrarre entusiasmo ed energie a chi prova a costruire qualcosa di nuovo.

E sarebbe sbagliato, nel ragionamento dell’Arcivescovo, scaricare ogni responsabilità su chi amministra. C’è anche «la notte dell’apatia di tanti di noi cittadini»: quella di chi si chiude nel proprio interesse e rinuncia a sentirsi parte di una comunità.

 

Intini guarda poi alla Brindisi dell’accoglienza. Ricorda il 1991 e l'arrivo dei profughi albanesi, una «luminosa pagina della sua storia», per mettere quel precedente a confronto con il presente. «Fino a quando preferirà la notte di una mancanza di attenzione umanitaria verso gli immigrati di oggi?». E respinge l'equazione tra immigrazione e criminalità: «È notte quando in modo sbrigativo e subdolo identifichiamo lo straniero col delinquente».

 

Nel discorso entra anche la città materiale. Il decoro e la qualità degli spazi pubblici, sottolinea Intini, non possono esaurirsi nel centro, «cuore turistico e biglietto da visita», dimenticando i quartieri periferici: «Sono anche città».

 

E neppure la Chiesa viene sottratta a questo esame. L’Arcivescovo critica comunità talvolta «abituate più a fare cose per routine e abitudine consolidata che a testimoniare uno spirito profetico», invitandole a confrontarsi con una società che cambia.

 

Dopo tante “notti”, però, Intini torna ancora a Isaia. Ed è qui che cambia il tono del messaggio: «Viene il mattino».

 

Non un'attesa passiva e neppure «un colpo di fortuna». Per l’Arcivescovo quel mattino dovrà essere costruito attraverso una conversione che investa la dimensione «personale, morale, sociale, politica, ecclesiale» e rimetta insieme una comunità oggi troppo divisa.

 

È questo il messaggio che Intini consegna a Brindisi nella festa patronale: riconoscere le proprie ombre, ma soprattutto assumersi la responsabilità di superarle. «I nostri Santi Patroni Teodoro e Lorenzo da Brindisi ci aiutino a costruire il mattino di Brindisi. Buona festa!».

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