Allerta alimentare: farina bianca cinese adulterata con calce polverizzata.

giovedì 15 aprile 2010

L’Italia avvii la procedura di allerta alimentare attraverso gli organi del ministero della Salute per accertare eventuali contaminazioni in altre sostanze a base di farina ed individuare le rotte con le quali questi prodotti potrebbero venire illegalmente introdotti e commercializzati nel nostro Paese.


La calce polverizzata viene aggiunta agli agenti sbiancanti utilizzati nella farina cinese nel tentativo di tagliare i costi di produzione e aumentare i profitti, i media di Stato cinesi hanno lanciato l’allarme questa settimana.
Si ritiene che alcuni agenti sbiancanti ampiamente usati nella produzione della farina contengano fino al 30 per cento di calce polverizzata, una sostanza non commestibile che è stata collegata a problemi di salute.

Gli agenti sbiancanti, di solito a base di amido di mais, vengono aggiunti alle farine per abbreviare i tempi necessari per l’imbiancatura. Sostituendoli con i meno costosi e più pesanti tagli di calce, il costo di produzione si abbassa notevolmente.

Il consumo di calce polverizzata può causare danni graduali ai polmoni e, infine, all’intero sistema respiratorio.

Yuzhong, produttore di additivi alimentari in Rugao nella provincia di Jiangsu, Cina orientale, è sospettato di aver aggiunto 500g (1.1 libbre) di calce polverizzata per ogni 2 kg di agente sbiancante, secondo fonti della società.

Il rapporto cita il titolare dell’azienda, Chen, dichiara che la sua azienda era in grado di rivaleggiare prezzi inferiori dell’agente sbiancante di quasi il 20 per cento a causa della pratica di adulterazione. Gli agenti sbiancanti Yuzhong sono venduti a grandi mulini di Jiangsu e Shandong e le province limitrofe di Anhui.

La farina è usata soprattutto per fare tagliatelle, gnocchi e panini in Cina, specialmente nel nord.

Per questo motivo Giovanni D’AGATA componente nazionale del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, invita gli enti preposti in Italia ad un maggiore controllo poiché vi è la concreta possibilità di una immissione in filiera di queste farine cambiandone la denominazione o cambiando l’etichettatura o miscelandole alla farina di produzione locale.    

Lecce, 15 aprile 2010


 Giovanni D’AGATA - Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore”


 


 

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